Trilogia del sesso perduto/3

Il trombamico
di Verbena

Milko prende il sole con oculatezza. Dice che potrebbe rovinargli la pelle e per questo usa una cremina for men filtro quindici, ogni giorno. Milko veste solo camicie sagomate, stile Seventy, si depila il torace e adora indossare i braccialetti. Non è forse un maestro di stile, ma è decisamente un gran bell’uomo. Ha pure una moglie attraente e al suo passaggio le ragazzine si voltano a guardarlo. Sembra un tronista. Solo, meno abbronzato.
Milko fa un lavoro serio, che richiede prestanza fisica. E per via del mio, di lavoro, mi tocca stargli accanto per molte ore al giorno. Tra noi non c’è mai stato un feeling particolare. In quattro anni che ci conosciamo mai una chiacchierata vera, solo due battute, ogni tanto.
Meno di un mese fa, riaccompagnandomi in auto al parcheggio, Milko mi ha esposto la tesi del “trombamico” invitandomi a metterla in pratica. Con lui.
Funziona così: se dovessi avere voglia di fare sesso disimpegnato, gioioso, discreto e di ottimo livello, non mi resterebbe che chiamarlo. Milko sostiene di essere stato, e di essere ancora, il rifugio di parecchie amiche, anche di amiche della moglie. Anche la moglie, a sua volta, era una sua “trombamica”, poi trasformatasi in altro, per via del destino cinico e baro.
Della teoria del “trombamico” – che circola anche sul web- secondo Milko, esistono due varianti di base: quella che prevede un’attività coordinata e continuativa, gestita tramite sms, e quella saltuaria, occasionale, ma altrettanto soddisfacente.
Parlava e parlava Milko (io stavo seduta nel sedile posteriore dell’auto), e descriveva certe sue performance consumate in camere ad ore, studiava le mie reazioni sbirciando dallo specchietto.
Io ascoltavo con piglio interessato, come quando memorizzo per bene le prescrizioni del ginecologo. Così lui ha continuato, spiegando che mi potevo anche rifiutare, lì per lì, ma che l’offerta era da considerarsi a lungo termine. “Considerala valida, anche per molto tempo se ritieni. Pure se non ci dovessimo vedere per anni. Se avrai bisogno di un trombamico, io sarò lì”.
Silenziosa pausa di riflessione, sua.
“Devi solo fare una piccola verifica, se però passa troppo tempo…”, aggiunge.
A questo punto si fa serio, un po’ imbarazzato. Sono troppo curiosa, rompo il silenzio.
“E quale sarebbe, di grazia?”, gli chiedo.
“E’ semplice”, si rianima lui, finalmente certo di essere stato seguito e compreso, nonostante il soliloquio dell’ultimo quarto d’ora.
“Basta che ti guardi allo specchio. Se tutto sarà come adesso, dalla testa in giù, allora l’offerta sarà sempre valida”.
Altra pausa. Altra frase impacciata, espressione quasi drammatica sul viso ben idratato: “Sai, la carne flaccida, non mi piace”.
Su “carne flaccida” non ho retto. E ho reagito come sempre in questi casi: con una risata crassa, dirompente, persino mascolina, che Milko deve avere interpretato a modo suo. Così ha fatto di più. A qualche metro di distanza dal parcheggio ha rallentato. “Facciamo un gioco”, mi dice, mentre mi mostra un sorriso a trentadue denti, bianchissimo. “Adesso scendi, ma poco prima di chiudere la portiera mi guardi negli occhi e mi fai un cenno con la testa: un si, o un no”.
Esco dall’auto lentamente. Giù la prima gamba, giù la seconda, sorrido, lo guardo, e faccio oscillare la mia testolina da destra verso sinistra. Poi da sinistra verso destra.
“E perché?”, mi fa lui, deluso.
“La cellulite ha già fatto il suo corso”, rispondo io, becera.
Mi volto e ancheggio con maestria. Perché so che lui sta guardando. Proprio lì.
(soundtrack)

  

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