"Cumenda" e cadaveri: la tv dei morti viventi

di Giacomo Cacciatore

In America è uscito un film che si intitola Diary of the dead, diretto da un regista che amo moltissimo, George Romero. Ho visto il film in anteprima attraverso uno dei mille rivoli del desiderio che internet ti offre, perché tarda ad arrivare in Italia, e forse mai ci arriverà.
Il “diario dei morti viventi” è un’opera strana, troppo intelligente per essere un horror per ragazzini, troppo violenta per non esserlo, troppo cupa per piacere a chi al cinema “ama rilassarsi”, con troppa poca storia per coinvolgere il grande pubblico, con troppi spunti di riflessione per liquidarla in modo spensierato. E sono limiti voluti. Masochisticamente e coraggiosamente predeterminati. Romero è uno dei pochi registi del cinema “indipendente” americano degli anni ‘60-‘70 a essere rimasto fedele alla propria indole: mettere su pellicola una visione spietata della società, al passo con i tempi, sacrificando la spettacolarità e persino le regole auree hollywoodiane dell’intrattenimento di successo. È il peggiore nemico di se stesso sul piano commerciale e il migliore amico di chi, come me, da un film si aspetta una zampata che mi risvegli e mi ricordi che anno è. Dice: che c’entra con il “cumenda” del Grande Fratello? C’entra. E c’entra anche con Meredith. E con Cogne. E con Erba.
Romero, l’inventore dei morti viventi cannibali, mostra nel suo nuovo film l’epidemia degli zombi – larve umane affamate, prive di coscienza, dal morso che contamina – solo attraverso la telecamera traballante di un giovane aspirante regista. E attraverso i tg, youtube, videocellulari, montaggi con il final cut pro. Schermi, schermi, schermi. Il reportage scivola da una telecamera all’altra, la telecamera da un personaggio all’altro, in una stratificazione di stimoli che liofilizza la realtà in delirio, ed è questo il vero contagio. Vedere, conservare l’orrore, nutrirsene, mostrarlo, inocularlo al prossimo, ma non sentirlo. A un certo punto la voce narrante del film, la giovane Debra, dice pressappoco: “Compulsione. Siamo spinti a vedere, a trasmettere. Che cosa succede nella nostra testa quando ci fermiamo per osservare qualcosa di orribile, un incidente in autostrada? Qualcosa ci costringe a frenare. Ma non lo facciamo per aiutare. Lo facciamo per guardare”.
Meredith. Erba. Cogne. Il “cumenda” del Grande Fratello: la sua faccia.
Il diario dei morti viventi.

  

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