Forza Ciarra, viva il duce!

La tentazione di tifare per Giuseppe Ciarrapico è forte.
La pervicacia con cui quest’uomo ha trasformato l’acqua in petrolio e la carta in cemento – per bruciare gli avversari e per consolidare il proprio conto in banca – è, in essere e in divenire, un nuovo miracolo italiano.
Ciarrapico ha la lungimiranza politica di una porchetta di Ariccia. Gli basta recitare mezzo alfabeto coi rutti per scatenare un dibattito tra i suoi stessi alleati. Non è meraviglioso?
E’ il compagno di classe che molti vorrebbero e che nessuno confessa di aver invitato alla festa del sabato pomeriggio. Temuto come un ducetto, schifato dai fascisti perché apertamente fascista, Ciarrapico era l’ultimo capomastro rimasto fuori dal cantiere politico italiano: ora chi gli ha aperto ha nascosto mano e catenaccio.
Lui però è già dentro, affaccendato nell’ordinare operai e picconi, parole e badili, programmi e nostalgie.
E’ l’uomo che ci meritiamo, e vincerà. Tanto vale farsi trovare con la bandiera in mano (di carta): forza Ciarra! Viva il duce!
Forse sarà meno doloroso.

  

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