La frenata di Mastella
Mi piace pensare che dietro la rinuncia di Clemente Mastella alla corsa solitaria per le prossime Politiche ci sia un rigurgito di realismo. Un uomo corre da solo non solo quando ha le gambe per farlo: ci vogliono consapevolezza, coscienza, limiti (confini) ben chiari.
Mastella, quasi una settimana fa, aveva deciso di candidarsi a premier di una landa chiamata Italia. Mica Ceppaloni. Mica Clerville.
Per benevolo garantismo (l’aggettivo in questo caso è d’obbligo) prefiguro uno scenario in cui l’ex ministro della Giustizia (occhio alla maiuscola), che ha dato la spintarella finale per far precipitare il governo Prodi in un baratro ben meritato, risolva i suoi problemi con la Giustizia (sempre maiuscola) e possa riunirsi col suo comitato esecutivo, il suo consiglio di amministrazione, i suoi strateghi, i suoi elettori, i suoi estimatori, i suoi guardaspalle… insomma con la sua famiglia e decidere con serenità.
C’è ancora un paese in cui un politico può cambiare casacca ogni anno bisestile e pretendere di mostrarsi fedele a un antico ideale? E se sì, è immaginabile che gli abitanti di quel paese siano tutti ciechi, sordi, muti e rincoglioniti?
Temo che nell’ortografia di Mastella non esistano i punti interrogativi.

7 marzo 2008 alle 08:20
Esistono solo i punti premio. A pagamento.
7 marzo 2008 alle 09:19
No che non li conosce, i punti interrogativi. Avrà capito che non era il momento. Ci riproverà. Tornerà. Sa già che è solo una questione di tempo. Sa già quando e come. Questi signori si avvantaggiano di un’esperienza che suggerisce loro come muoversi per riaffermarsi, e conoscono più di ogni altro opinionista e sociologo la natura della bestia Italia, che la questione morale se la mangia al primo accenno di carestia. Memoria corta, bisogni, clientelismi, promesse. Questione di tempo, appunto. Poco. Ed ecco che si cambia casacca pur mantenendo sempre la stessa: la maglia dell’uomo giusto al momento giusto. Ricordiamoci che la landa chiamata Italia avrà probabilmente un senatore chiamato Cuffaro. Non un rossore, non più proteste di piazza come ai tempi (vicinissimi eppure distanti anni luce) dei cannoli. Amnesia improvvisa. E ieri notavo che il delfino siciliano di quest’ultimo non si è nemmeno sprecato a dedicarsi e dedicarci manifesti elettorali eclatanti, contrariamente ai suoi avversari. La sensazione – la mia sensazione, si badi – è che lui e i suoi sappiano già che in Sicilia saranno premiati con il voto, senza troppi problemi, pubblicità o non pubblicità. Ecco perché il delfino-zerbino di Roma se la può prendere calma e fare aperitivi con la principessina Borghese, la papista più giovane dell’età medievale. Tornando alla Sicilia… fateci caso (e mi rivolgo specialmente alla maestra Iko): la campagna elettorale più silenziosa della storia, quella dell’Udc nell’isola. E poi dicono che i politici non sanno interpretare lo spirito del paese e della realtà che li circonda…
Gli slogan parlano senza mezzi termini di voto UTILE (sic!) nel segno della tradizione, etc. E sappiamo tutti che cosa significa dalle nostre parti “utile” e “tradizione”. Io aspetto aprile. Poi cambierò regione, appena posso, e forse anche nazione. Che schifo.
7 marzo 2008 alle 09:31
Caro Cacciatore, ti ringrazio per avermi fatto notare ciò che non riusciva a materializzarsi nei miei pensieri. Mi dicevo: c’è qualcosa di strano in questa campagna elettorale sicula… Ma non capivo cosa.
Ecco l’elemento che mi mancava: il silenzio. Fedele al vecchio detto, secondo il quale “la migliore parola è quella che non si dice”.
7 marzo 2008 alle 12:53
Bravi Gery e Caccia.
Solo credo che sia ottimistico dire che cambiano casacca ogni anno bisestile. Magari!
7 marzo 2008 alle 15:33
Infatti, cambiano casacca ogni giorno. Come mutande e calzini.
7 marzo 2008 alle 18:04
Sì, c’è un rigurgito di realismo in Clemente: ha dovuto accettare che a questo giro non lo vuole nessuno (alle sue condizioni) e si è reso conto che non avrebbe superato la soglia di sbarramento. Meglio fare un passo indietro che essere buttati fuori. E guadagnare il vantaggio del “bel gesto”: tornerà utile per il ritorno. Non credo sia già calcolato, il tempo e il modo, non immagino l’Udeur con un progetto politico più lungo della prossima scadenza elettorale, ma sanno che non è finita.
La famiglia Mastella comunque affronterà la questione con tutti consiglieri e gli amici, magari riuniti attorno alla pasta al forno di Sandra, non credo in un clima di con serenità, però il pranzo ci sarà e la decisione presa. Lo scopriremo presto.
Io spero sinceramente che il l’ex Ministro della Giustizia risolva tutti i suoi guai con la Giustiza, non per garantismo, solo perché sarei felice di sapere che i magistrati si sono sbagliati e noi siamo stati governati da un uomo onesto.
Anche perché di disonesti abbonderà il nostro prossimo Parlamento: il senatore Cuffaro siederà accanto ad una serie di altri pregiudicati di destra e di sinistra e se ci penso mi viene un rigurgito giustizialista che non sarebbe proprio nel mio carattere. Perché di fronte alle condanne (men che meno alle indagini) nessuno si ritira, tranne Gustavo Selva. Gli hanno dato 6 mesi in primo grado per aver abusato di un’ambulanza per evitare il traffico romano ed arrivare in tempo ad una trasmissione tv. Ricordate?
Comunque, caro maestro, credo che il buon gusto dell’Udc siciliano nell’evitare le affissioni possa celare anche il sacrosanto timore delle correzioni che i manifesti provocherebbero…
Se decide di emigrare mi avvisi per tempo, prenotiamo un charter per la Spagna: sola andata.
7 marzo 2008 alle 19:30
Charter? Quindi c’è posto… Un semi lastminute: io ci sono.
8 marzo 2008 alle 21:52
bhe, senza mastella? dobbiamo farcene una ragione…
9 marzo 2008 alle 11:36
“Senza Mastella”: potrebbe essere il titolo di un editoriale il giorno delle elezioni!