La frenata di Mastella

Mi piace pensare che dietro la rinuncia di Clemente Mastella alla corsa solitaria per le prossime Politiche ci sia un rigurgito di realismo. Un uomo corre da solo non solo quando ha le gambe per farlo: ci vogliono consapevolezza, coscienza, limiti (confini) ben chiari.
Mastella, quasi una settimana fa, aveva deciso di candidarsi a premier di una landa chiamata Italia. Mica Ceppaloni. Mica Clerville.
Per benevolo garantismo (l’aggettivo in questo caso è d’obbligo) prefiguro uno scenario in cui l’ex ministro della Giustizia (occhio alla maiuscola), che ha dato la spintarella finale per far precipitare il governo Prodi in un baratro ben meritato, risolva i suoi problemi con la Giustizia (sempre maiuscola) e possa riunirsi col suo comitato esecutivo, il suo consiglio di amministrazione, i suoi strateghi, i suoi elettori, i suoi estimatori, i suoi guardaspalle… insomma con la sua famiglia e decidere con serenità.
C’è ancora un paese in cui un politico può cambiare casacca ogni anno bisestile e pretendere di mostrarsi fedele a un antico ideale? E se sì, è immaginabile che gli abitanti di quel paese siano tutti ciechi, sordi, muti e rincoglioniti?
Temo che nell’ortografia di Mastella non esistano i punti interrogativi.

  

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