Non è un paese per giovani

di Giacomo Cacciatore

Se ne accorgeranno in molti: ho preso a prestito e storpiato il titolo di un recente romanzo di Cormac McCarthy che non ho ancora letto ma che leggerò. Innanzitutto per espiare le colpe dell’indebita modifica (sulla copertina del vero romanzo si legge “vecchi” al posto di “giovani”); in secondo luogo perché ci sono titoli che, come questo, quasi ti costringono a rapire un libro dalla polvere dello scaffale. Infine, m’interessava l’alchimia delle parole: un fenomeno che non finisce mai di stupirmi. Lasciate “vecchi” in coda alla frase “non è un paese per” e, per quel pochissimo che so degli Stati Uniti, avrete una spietata sintesi dell’America attuale. Metteteci “giovani” e la frase si trasforma in un pensierino sull’Italia d’oggi e di ieri. Sono stato (e mi illudo di essere ancora, finché le candeline sulla torta non mi sveglieranno bruciandomi una manica) un giovane con la vocazione per la scrittura. Lascio perdere il lato lacrimevole della storia, che credo di aver già raccontato (non mi capivano, ero un illuso, mi consigliavano di fare i concorsi per aspirante usciere e insegnante sottopagato). Sono passati anni e la vocazione bizzarra, nel nostro paese, continua a non far dormire sonni tranquilli ai genitori (forse un po’ meno dopo l’avvento di Maria De Filippi). L’ambizioso, in mancanza di una definizione più pacificante, resta uno strano soggetto di cui prendersi cura. Ma si noti una significativa differenza: l’ambizioso in età matura è una miccia spenta. Non c’è bisogno di pestargli l’amor proprio dissuadendolo dal prendere un treno che è già passato. Basta una pacca sulla spalla, e si è tranquilli che la scintilla non si riaccenderà più di quanto ha già fatto. L’ambizioso giovane è una carica innescata. Potrebbe esplodere in una nuvola di fumo innocuo, ma anche riservare qualche sorpresa. E allora, mano agli estintori dell’orgoglio, ai sacchi di sabbia che seppelliscono i “vorrei” e i “tenterò di”. Ci si potrebbe mettere una pietra sopra, registrarlo come un retaggio culturale inestinguibile della nostra penisola (l’incubo delle macerie al posto del sogno americano) ma solo se la cosa restasse in famiglia. Invece questo è il paese con la più alta percentuale di ultracinquantenni tra le file della politica che conta. Questo è il paese in cui i ricercatori universitari restano tali fino alla vecchiaia e i docenti già vecchi da anni restano tali fino alla morte e forse anche dopo. Questo è il paese del “si qualifichi”, e dello “a che titolo lei”; del “ si faccia servire da chi ha i capelli bianchi”, e dei “non è fattibile” e “le faremo sapere”. Questo è il paese delle anticamere infinite e dei ghigni paterni. Questo non è un paese per giovani.

  

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