Ho una fortuna. Un mio grande amico è anche mio collega di lavoro. E soprattutto è uno dei miei scrittori preferiti. Si chiama Giacomo Cacciatore e da oggi ha una rubrica, “L’attimino fuggente”, su questo blog. Buona lettura.

Il giorno dopo la sentenza di condanna al Governatore di Sicilia Salvatore Cuffaro (mi piace la parola governatore, quanto mai appropriata: mi ricorda gli scenari riarsi e gaglioffi della Monterey dei telefilm di Zorro, il tenente Garcia, il servo muto Bernardo) una zia per la quale nutro sconfinata stima mi ha invitato a partecipare alla manifestazione di protesta in piazza Politeama. Ci si doveva riunire, far numero e alzare una simbolica mano alla domanda: “chi ritiene indispensabile che il governatore si dimetta?”. Ci ho pensato su. Mi sono chiesto se fosse giusto manifestare. Lo era. Mi sono chiesto se fosse significativo. Lo era, certo. Mi sono persino domandato se la mia improvvisa titubanza fosse un sicilianissimo rigurgito di timor sacro verso il potere e la sua arroganza; un residuo enzimatico del mio essere “di qui”, un fiotto di vigliaccheria inconfessata – da ometto quale a volte mi capita di essere – e con cui, in fondo, chi vive in Sicilia deve fare i conti. Secoli di attenzione a non azzardare il passo più lungo della gamba, di voci fantasmatiche che fin dalla tenera infanzia ti invitano alla cautela – pena oscure ritorsioni, cadute in disgrazia e inevitabili sconfitte – non sono acqua fresca. L’inconscio collettivo non si smacchia facilmente. Ho preso la penna. Se devo essere ominicchio, preferisco esserlo a metà. E mentre scrivo queste righe, tiro all’improvviso un sospiro di sollievo. Sono stato severo con me stesso. L’enzima di ominicchitudine ha battuto in ritirata, chiedendo scusa per l’incomodo. Sono qui a scrivere perché ci credo di più. Sono qui a scrivere perché credo che uno slogan fuori tempo non possa cambiare la storia, né potrà mai farlo una sentenza a carico di un solo uomo, con tutta l’indignazione – o, a seconda dei casi, – l’esultanza che questa si porta dietro. Sono qui perché credo che la storia, a volte, è possibile cambiarla proprio scrivendo. Non sto parlando di romanzi, non in questo caso. Sto parlando di una “x” tracciata su una scheda che, debitamente ripiegata, pioverà dentro un’urna.
Mi arriva notizia che alla manifestazione c’era tantissima gente, il giorno dopo la sentenza di favoreggiamento (non aggravato) del governatore Salvatore Cuffaro. Ci vediamo in cabina, signori, alle prossime elezioni per il presidente della Regione. E cerchiamo di esserci davvero. È lì che si chiedono le dimissioni di qualcuno.