L’altro giorno, leggendo l’e-mail di un’amica, mi sono imbattuto in una parola di cui mi ero dimenticato: serendipità.
Come qualsiasi dizionario ed enciclopedia vi ricorderanno, questo neologismo, originato dal più noto serendipity (anglosassone), indica lo scoprire qualcosa mentre se ne cerca un’altra. Ma, si badi bene, il concetto è ben diverso da quello di culo (inteso come fortuna). La serendipità è una strada con infinite traverse e solo la capacità e il valore di chi la percorre potranno rendere giusta la traversa “sbagliata”. E’ anche, secondo una celebre metafora, “cercare un ago nel pagliaio e trovarci la figlia del contadino”. E’ l’idea che arriva alle spalle. E’ l’America scoperta al posto delle Indie. Con quel che ne consegue.
Nonostante la mia diffidenza paranoica, credo molto nella serendipità anche per conoscere meglio chi mi circonda. Si sa spesso di più quando meno si cerca con accanimento. Il fatalismo impigrisce, la serendipità arricchisce tutti.

P.S.

Vi giuro che ieri sera ho mangiato leggero e ho bevuto praticamente nulla.