Dietrofront su Sofri

Due giorni fa ho scritto in favore di Adriano Sofri.
Poi ho visto Sofri in tv.
E, nel contempo, ho letto “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi: tutto in un pomeriggio, grazie a un prezioso suggerimento.
Mi sono preso un giorno per pensare, per digerire certe frasi, per commuovermi – lo confesso – e per cambiare radicalmente idea.
Il libro di Calabresi è un’altra visione del mondo, il lato buio della luna. E’ una rassegna di immagini senza intervallo. E’ una visione parziale, ma dolorosamente attendibile, di un sistema di privazioni vitali inaudito. La concatenazione dei fatti supera ogni barriera ideologica, si fa misura di quell’inganno chiamato uguaglianza, umanità, solidarietà. Se è giusto credere nelle sentenze di una giustizia terrena che amministra le nostre sorti, è giusto farlo per il commissario Calabresi come per Sofri. Uno assolto, l’altro condannato. Punto.
Andatevi a leggere le storie e le sentenze, ne parliamo quando volete.
L’intervista di Sofri è stata un conglomerato di umanità non confessate e tremendamente paludate. Sofri ha parlato di: vita, morte, futuro, generazioni, periferia della spazzatura, ombre, trionfo del buio sulla luce. Ha corretto il Papa e persino Fabio Fazio che lo ospitava. Ha sibillinamente attestato che “noi umani combiniamo guai quando abbiamo buonissime intenzioni e pretendiamo di tradurle in pratica”. Che – sempre noi umani – “quando compiamo un’azione non sappiamo dove va a finire”. Ha fatto un elogio dei galeotti, come se fossero la migliore parte del Paese. Ha più volte parlato di Gesù, lui che sembra illuminato. Ha detto, rimbalzando da una provocazione (autogestita) all’altra, che “diventare direttori di giornali non è una cosa straordinaria”.
Ordinare un omicidio?
Trovarsi a convivere su un pianeta con vittime di un’ideologia assassina di cui si è stati artefici?
Scrivere nero su bianco che – è testo di “Lotta continua”- Calabresi “dovrà rispondere di tutto. Gli siamo alle costole, ormai, è inutile che si dibatta come un bufalo inferocito… Il proletariato ha emesso la sua sentenza: Calabresi è responsabile dell’assassinio di Pinelli e dovrà pagarla cara…”?
Sono scelte tutelate dall’articolo 21 della Costituzione?
C’è una moratoria culturale che fugge alle leggi degli umani ordinari?
Ci sono sentimenti che lauree e specializzazioni aboliscono ontologicamente?
Nessuno ha chiesto a Sofri, né lui si è guardato bene di spendere una parola a proposito, del crimine di cui è accusato e per cui è condannato in sede definitiva, seppur dopo un iter giudiziario travagliato.
Ritenevo Adriano Sofri un intellettuale puro, me lo sono ritrovato davanti come un furbetto che impartisce lezioni sulla vita e sul senso che ne avanza, scremate convenienze e consigli per gli acquisti (il libro per Sellerio).
Scusate, ma la morale, odiosa per quanto sia, mi viene facile adesso: se devo scegliere un maestro, non me lo prendo pregiudicato per omicidio.

  

2 Comments

  1. Cose che non capisco | Gery Palazzotto
    Gen 09, 2009 @ 00:11:14

    […] la sua versione sulla morte dell’anarchico Pinelli e, con compulsiva creatività, torna sull’omicidio Calabresi (per il quale è stato condannato con sentenza passata in giudicato). Sull’assassinio del […]

  2. Nel nome della rosa | Gery Palazzotto
    Gen 17, 2016 @ 00:08:04

    […] ma so per certo di non essere un invidioso. Tuttavia devo confessarlo: in questo momento io invidio Mario Calabresi. Non perché è a capo di un grande giornale, non perché ha bruciato le tappe, tutte, di una vita […]

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