Dietro le quinte

Ci sono molte persone che lavorano dietro le quinte. Scrivono per altri, vendono idee che altri utilizzano, scavano trincee per esperimenti, costruiscono successi senza mai prendere un applauso, inventano senza brevettare, scelgono per i più titolati. E’ un patrimonio di ingranaggi che il pubblico non conosce. Eppure il lavoro oscuro dei ricercatori, di molti artisti senza palco, dei titolari di un manipolo di neuroni malpagati, è fondamentale. Il consumatore ha contezza, senza colpa alcuna, solo del prodotto finale: legge una firma, sceglie una marca, utilizza un prodotto. Immaginate una fotografia: sapete tutto su chi l’ha scattata e sul soggetto ritratto, ma non vi interrogate su chi ha studiato le luci, chi ha curato gli sfondi, chi ha costruito la macchina, chi ha sviluppato la pellicola…
Per deviazione psicologica (ah, se il mio psic avesse libera parola!), mi sono sempre interrogato sul dietro le quinte. Se compro un panino, guardo verso il forno, se vedo un film sto attento ai titoli di coda, se leggo un libro studio i ringraziamenti e persino le note di stampa. C’è nel lavoro dietro le quinte un affascinante mistero. Vorrei conoscere lo sceneggiatore de “I soliti sospetti”, ancor prima del suo regista. Vorrei chiacchierare con lo sviluppatore del linguaggio html, Tim Berners-Lee, ancor prima di Bill Gates. E via immaginando.
Nella celebre visione del mondo alla rovescia mi perdo in un immane patrimonio di conoscenza sconosciuto. Sarebbe meraviglioso se un giorno si accendessero tutte le luci del palco e non solo i riflettori.

  

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