Stupro di una manager

Il caso dell’allineamento Rai-Mediaset mi fa sorridere. Questo inciucio mediatico sta entrando nel (lungo) elenco delle vergogne italiane. Eppure, a pensarci bene, questa vicenda avrebbe i numeri per rimanere nel girone delle chiacchiere da bar. Il capro espiatorio, la manager Deborah Bergamini, è una bella donna in carriera definita persino dai suoi detrattori come giornalista brillante, come persona precisa, colta, capace, disciplinata, minuziosa, illuminata (Antonello Caporale su Repubblica). Pochi vi hanno detto che gli accordi tra i grandi giornali ci sono da decenni, e riguardano le notizie come le strategie pubblicitarie. I direttori di testata si consultano, in occasione di grandi eventi e non. Il peso di certe campagne viene verificato su varie bilance.
Non sono gli accordi di intelligence tra Rai e Mediaset a rovinare la vita degli italiani, ma i trust delle compagnie di assicurazione, i cartelli dei petrolieri, le posizioni violentemente dominanti di certe compagnie telefoniche (che non si occupano solo di cellulari e interurbane). C’è un Italia sotterranea che forgia misteri nel buio dell’impunità. Non sarà lo stupro professionale in pubblica piazza di una manager che – probabilmente perché bravissima – alimenta più di un’invidia a ridarci la giustizia che ormai ci stiamo stancando di chiedere.

  

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