La giustizia e le regole

Due notizie sulle prime pagine dei giornali di oggi accomunano due giudici molto noti perché “non guardano in faccia a nessuno”. E, di conseguenza, perché le loro “vittime” sono personaggi di grido. Il pm Woodcock si è visto archiviare l’inchiesta su Fabrizio Corona e il presunto ricatto fotografico a Totti. Il gip Forleo si è trovata davanti al giudizio impietoso del pg di Cassazione, secondo il quale l’inchiesta su D’Alema e le scalate bancarie è macchiata da giudizi “abnormi e anticipati”.
Due inchieste molto diverse, quindi, ma con lo stesso retrogusto amaro: per fare rispettare le regole bisogna innanzitutto rispettarle, le regole. Woodcock si è cimentato in un’operazione giuridicamente impossibile, che è quella di mettere le manette alla coglionaggine, alla sciatta presunzione di un signor nessuno che, proprio grazie a lui e ai suoi ceppi, è diventato un simbolo insopportabile. La Forleo, presa da una sacra sete di verità, giustizia politica e protagonismo giudiziario, ha chiesto – tra l’altro – l’autorizzazione alla Camera per utilizzare le intercettazioni di parlamentari che non erano neppure iscritti nel registro degli indagati.
Non sono questioni di lana caprina. In uno Stato di diritto le regole si rispettano, si studiano e, se è il caso, si ripassano.Il rischio è, come ben si può capire, quello di creare vittime che non meritano lo status di vittime; di legittimare, solo perché non ben inquadrati giuridicamente, comportamenti deprecabili di potenti e aspiranti tali. E non ne sentiamo il bisogno, credo.

  

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