Un bimbo morto ogni cinque secondi

Quando diciamo “fame nel mondo” lo facciamo spesso per indicare una discussione noiosa, di massimi sistemi, poco concreta. Ieri ho letto i dati delle Nazioni Unite e sono rimasto sconvolto. C’è un concorso per i giovani bandito su YouTube, per usare in maniera intelligente questo immenso serbatoio di videoclip. Dateci un’occhiata.


6 commenti per “Un bimbo morto ogni cinque secondi”

  • beba78 ha scritto:

    impressionante.

  • iko ha scritto:

    850 milioni di persono vanno a dormire avendo fame, almeno la metà sono bambini.
    Son numeri troppo grandi, spersonalizzano: provate a pensare ad un bambino che conoscete e immaginatelo affamato, con quella disperazione che solo i bambini hanno quando soffrono e non sono in grado di capire il perchè nè di vederne la fine.
    Le immagini della fame nel mondo sono un po’ come quelle della tortura che ci spedisce Amnesty: ditemi quanto volete basta che non mi mandiate più i depliant a casa.
    E non fanno ascolti.
    Il problema, lo sappiamo tutti, sono i modelli di sviluppo, non quanto cibo di butta negli Stati Uniti, quello è solo un effetto marginale. Il problema è che per la mia pancia piena ci deve essere la fame di qualcun altro e probabilmente sarà di una bambina.

  • il Cacciatorino ha scritto:

    Siamo sempre lì: quando una situazione in fondo risolvibile resta in stallo, vuol dire che qualcuno ne trae vantaggio (a livello di grande economia, intendo). Non posso credere che nel 2007 non ci sia un modo di salvare tutte queste vite. Non posso credere che non si sia in grado di creare le minime condizioni di sopravvivenza in una qualsiasi parte della terra, anche dove la natura è ostica. Credo invece che faccia comodo mantenere sacche di povertà disumana. Che nessuno possa reclamare né utilizzare le risorse e i giacimenti presenti in certe zone del pianeta che gli spetterebbero di diritto. Che ci sia sempre un serbatoio al quale attingere per manodopera a costo zero, o un capo di governo fantoccio che obbedisca ai desiderata delle grandi potenze. Che ci siano posti adatti a fare un po’ di guerra quando i depositi dei grandi produttori di armi accusano un esubero di merce. Chiedere contributi e aiuti al singolo individuo è una cosa sacrosanta ma, paradossalmente, anche un atto di ipocrisia, un alibi per chi potrebbe davvero risolvere il problema e non lo fa. Io posso dare il mio denaro per la causa, sentirmi in colpa, ma non digerisco che un Papa pianga sulla carestia affacciandosi dalla finestra di uno dei migliaia di beni immobili di valore inestimabile su cui il vaticano affonda gli artigli da secoli. Questo tanto per fare un esempio. E in ogni caso pagheremo tutto, con gli interessi. I flussi migratori che reputiamo incontenibili, le epidemie che di tanto in tanto ci minacciano sono solo la punta di un iceberg che ci travolgerà. D’altronde, la fisica non ammette ignoranza: quando uno dei due piatti è troppo carico, la bilancia finisce sempre per capovolgersi. Amen.

  • il Cacciatorino ha scritto:

    Sulla chiesa aggiungo: ci sono i missionari, per carità. Ma spedire degli eroici ministri (quelli sì in buona fede, quelli sì servi di DIO) nei luoghi dove si muore di fame – anche per raccogliere nuova linfa per il serbatoio delle vocazioni in crisi, non dimentichiamolo! – è davvero TUTTO quello che una superpotenza come il vaticano è in grado di fare?

  • Giovanni V. ha scritto:

    Caro Gery,
    sono troppo piccolo per non immaginare che dietro a certe tragedie non ci sia la mano di “Grandi Uomini” che scelgono per il resto degli uomini.

    Non sono un complottista ma penso che sia davvero strano che quella luce di filantropia che ogni essere vivente e pensante porta dentro di sè non riesca in qualche modo a venir fuori, impedendo così il perpetrarsi di certe sciagure.

    C’è una certa società che vuole mortificare l’uomo e lo fa attraverso i libri che propone, la musica che impone, i programmi televisivi che detta come pane quotidiano.

    Ti invito ad approfondire un tema: MUSIC CONTROL. E’ un sistema in uso nei grandi network radiofonici.

    Un abbraccio
    Giovanni Villino

    PS. La mia riflessione è troppo ampia e stamani sono a corto di capacità di sintesi.

  • trentacinquegradièautunno? ha scritto:

    Piangere per fame, per un bambino piccolo, è angoscia di morte. Così dicono gli psicologi. Insomma, questi bambini muoiono dentro ancora prima di morire davvero. Ed è desolante pensare che non basteranno mai le adozioni a distanza, gli sms, le donazioni, quando intorno a certe situazioni ci sono interessi che con questi mezzi non si possono debellare.

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