Fratelli di Romania

E ora dove lo mettiamo questo corpo di donna straziato? E’ un cadavere ingombrante quello di Giovanna Reggiani, violentata e uccisa a Roma dal rumeno Romulus Nicolae Mailat.
Lo mettiamo negli armadi della falsa coscienza di chi, come alcuni deputati della Sinistra ultraradicale, insiste nel considerare le nostre frontiere come cancelli spalancati a tutti gli stranieri che intravedono la possibilità di delinquere a costi irrisori?
O lo mettiamo in conto al sistema politico-amministrativo nazionale che gode in modo onanistico a invocare linee dure, ma che provvede a metterle in atto sempre dopo, in ritardo, a colpo sparato, a cadavere freddo (tranne che non si tratti di ferocissimi lavavetri)?
O ancora lo mettiamo in un cimitero rumeno a testimonianza dell’amicizia tra i popoli (“io amicu, tu amicu, tutti amicu”) dopo che l’intera comunità e il governo rumeni si sono mobilitati per dissociarsi dai criminali, dare un bell’esempio, manifestare sdegno, isolare le mele marce?
Oppure lo mettiamo in una delle migliaia di baracche abusive in cui i delinquenti comunitari (e non) nascondono la refurtiva, campano, si riproducono e pianificano nuovi colpi?
C’è imbarazzo per decidere dove mettere il cadavere di Giovanna Reggiani. C’è imbarazzo a raccontare le cose in modo chiaro, senza temere di essere fraintesi. C’è imbarazzo a dire che molti rumeni arrivati in Italia sono dei delinquenti, più degli altri immigrati. C’è imbarazzo persino a incazzarsi perché l’odioso sospetto di razzismo sta lì, dietro l’angolo. Un angolo buio e pericoloso da cui è bene stare alla larga.

  

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