Lettera da un cervello in fuga

Ieri, a proposito della fuga di cervelli italiani all’estero, ho citato Massimo Marino. Massimo è un palermitano, oggi responsabile del settore ricerca scientifica della Apple e capo del progetto ARTS (Apple Research & Technology Support). Ovviamente non vive in Italia da decenni. La sua risposta mi sembra un ottimo spunto di riflessione.

Carissimo Gery, la tua chiosa mi ha fatto pensare. A tante cose. Quest’estate sono stato alla SISSA di Trieste per una conferenza: sforniamo PhD di talento… che poi, spesso per i motivi che citi, vanno quasi tutti all’estero.
Anche il professore, Luca B., con cui abbiamo co-organizzato l’evento, non è più in Italia: niente spazio. Contribuisce ora alla ricerca e all’insegnamento superiore in Francia.
Penso ad una mia ex-collega di Berkeley. Penso a quando, prima di Berkeley, lavorava alla Sapienza di Roma in uno scantinato con odore di muffa e di piscio delle latrine del piano di sopra. A Berkeley ha avuto un budget di un milione di dollari per le sue ricerche e adesso forma giovani fisici americani.
Penso a quante volte in tanti, anche tra i più prossimi hanno detto, con una punta d’invidia, (e scusate il termine): “Massimo, che culo che hai avuto ad andartene”. Ultimo mio fratello. Per lui non ho fatto che avere culo nella vita. Culo con mia moglie, culo con la mia laurea in Fisica, culo per il CERN, culo per Berkeley, culo per…
Non è certo la storia di Capecchi, ma se di culo si può parlare si tratta del culo che ci siamo fatti e che continuiamo a farci dal primo giorno all’estero: grande come una casa.
Tempo fa, mentre eravamo ancora a Berkeley, ricevetti da Forza Italia un questionario destinato “ai cervelli in fuga”, essenzialmente per capire cosa si vorrebbe per decidere di tornare in Italia. Per tutti noi non si tratta di soldi, ma di possibilità, di meritocrazia, di disponibilità, del riconoscimento a volte così diretto ed immediato negli altri paesi. Negli USA mi sono sentito dire: “You all are contributing to the greatness of this country, for this you are as American as we are”.
Che differenza rispetto alla umiliazione e alla frustrazione di tanti bravi ricercatori italiani!
Penso a un mio carissimo amico anatomo-patologo, che ogni tanto “fugge” a San Francisco per fare in tre mesi tanta ricerca quanta ne riesce a fare in tre anni in Italia.
Ripensando alle condizioni per tornare in Italia alla fine ci si rende conto che non saranno mai realizzate. Che fortuna avere culo!
Quindi, carissimo Gery, grazie a nome di tutti quelli che sono fuori. I tramonti sulla Bay Area di San Francisco sono mozzafiato, le montagne svizzere innevate, Ginevra, il lago, un posto ideale per crescere i bambini, Londra, una città eccitante e vivissima… Ma come sarebbe bello se tutto questo lo potessimo avere a Mondello!

Un carissimo abbraccio
Massimo
  

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