Il tressette di Bossi

Nel bar che frequentavo da ragazzo c’era un anziano, quasi sempre ubriaco, che borbottava tutta la giornata. A sera si alzava e, prima di tornarsene a casa, lanciava un anatema alcolico a tema libero: politica, sport, gioventù, parenti, eccetera.
Ho ripensato a quel vecchio quando ho letto le parole di Bossi sulla “lotta di liberazione del Nord” e sui “dieci milioni di padani disposti al sacrificio”. Il leader del Carroccio è un nostro cliente affezionato nel settore “cannonate di stupidaggini”. Prima o poi qualcuno dei suoi alleati dovrebbe parlargli: “Caro Umberto, tu sei bravino. Però adesso smettila con Pontida, i parlamenti alternativi e soprattutto con i soldatini verdi. Il prossimo fine settimana andiamo assieme ai giardinetti e ci facciamo un tressette”.
Invece, più che consolarlo e curarlo come si fa con un pugile suonato, lo giustificano: “Usa parole colorite, ma ha un grande senso di responsabilità”.
Il cameriere del bar che frequentavo da giovane, dopo che l’anziano ubriacone si era alzato, ripuliva il tavolo, si faceva una risata e chiudeva bottega.
Oggi mi basterebbe una risata.

  

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