La nuova politica

Ieri abbiamo parlato di tecnologia applicata all’immagine virtuale di una regione, anzi Regione. Ci è stato spiegato che la Sicilia su Second Life è un’occasione di promozione importante e che i costi di un esperimento di Wi-Fi (cioè una rete di collegamento internet senza fili) cittadino sono contenuti: diecimila euro. Mi hanno chiesto: diecimila ogni quanto? Al mese? All’anno? Per sempre? Aggiungo: A chi? E come si è arrivati al chi?
Domande semplici, pura curiosità di cittadino. Magari da qualche parte queste risposte ci sono e a me, ma anche ad altri, sono sfuggite. In campo di fondi pubblici comunque mi pare opportuno specificare e, se è il caso, ripetersi.
La comunicazione tra centri di potere e cittadini è il punto cruciale della politica dei nostri tempi. Penso che una linea chiara e paritaria sia l’unica soluzione per ricucire lo strappo nel tessuto della fiducia. A scuola ci hanno insegnato che il ministro è, secondo i padri latini, il servitore: fin qui molti onorevoli hanno spadroneggiato in nome e per conto di quel popolo che li stipendia, irritandosi quando è stata chiesta loro qualche spiegazione (persino da parte della magistratura). Ora siamo a una svolta. Se una carica istituzionale accende un computer e si collega a un qualunque sito che parla di lui (con lui o per lui), ha l’occasione di intervenire direttamente e precisare, spiegare, correggere. In nome e per conto del suo committente, cioè noi. Nell’ipotetico orario di lavoro di un esponente politico dovrebbero essere contemplati meno cocktail e più web; meno sonnellini in aula e più libri; meno estenuanti vertici di partito (spesso vere tombe della ragione) e più appunti quotidiani di cose da fare; meno show in tv e più dibattiti di piazza.
Non è Grillo che ci salverà dalla malapolitica, ma un orologio segnatempo (anche virtuale, sì) nel quale gli onorevoli timbreranno il cartellino della loro presenza effettiva. Ognuno con la propria cartella d’appunti, con un programma da rispettare, che sia su Second Life o in commissione legislativa.
Nel Settecento quelli che difendevano il troppo vecchio e quelli che annunciavano il troppo nuovo venivano bollati, allo stesso modo, di eresia. Oggi viviamo di annunci del troppo vecchio e di difesa del troppo nuovo: l’unica vera eresia è signoreggiare nella cosa pubblica quando non si è padroni.
Comunichiamo, gente, comunichiamo.

  

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