Liberi da Libero (parte seconda)

Da più di sei mesi cerco di liberarmi di un contratto con Libero Infostrada. Ho regolarmente inviato la disdetta per raccomandata con ricevuta di ritorno, ho regolarmente aspettato una risposta, ho regolarmente fatto la figura del pollo continuando a farmi succhiare i soldi dell’abbonamento che non voglio più, ho regolarmente consumato il mio fegato passando da un call center all’altro, ho regolarmente maledetto la cattiva educazione delle stressatissime signorine che cinguettano falsamente “buonaserasonosamathaincosapossoesserleutile” e poi ti sbattono il telefono in faccia.
Già ad aprile ci eravamo confrontati sulle inadempienze di Libero Infostrada. Mi spiace, l’avventura non è finita. Quello che più mi interessa adesso è riuscire a parlare con un responsabile di questa società, una persona in carne e ossa, con un nome e cognome, che occupi un livello aziendale che non dia alibi a risposte vacue o a rinvii. Come si faceva una volta: se uno acquistava un bene o un servizio che non rispondeva alle aspettative, tornava dal rivenditore e gli piantava un casino. Oggi il meglio che possa capitare a chi ha un problema del genere è ritrovarsi con le falangi aggrovigliate sulla tastiera del telefono alla ricerca dell’opzione idonea a trasformare una voce preregistrata in una centralinista svogliata.
La missione continua.

  

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