La terza via

I mezzi d’informazione riferiscono che le testimonianze contro don Pierino Gemini, accusato di abusi sessuali su ospiti della sua comunità, sono molte e concordanti. Sulla vicenda si scontrano due teorie. La prima, che all’occasione proviene da esponenti del centrodestra, è innocentista e addirittura mette in campo l’idea di un attentato ideologico a un eroe del nostro Paese. La seconda, che all’occasione promana dalla sinistra estrema, fa finta di non guardare in faccia nessuno (“Non facciamo che siccome c’è un prete di mezzo finisce tutto a tarallucci e vino?”), ma in realtà trasuda senso di vendetta contro i pretacci di successo. Manca una terza via, almeno io non l’ho vista, quella di un cauto realismo.
E’ innegabile che quando un’indagine investe una persona nota, la luce dei riflettori rischia di essere più forte di quella della verità. In questi casi però ci si potrebbe astenere dall’ovvio. Riferire di “confidare nell’operato della magistratura” equivale a dire che si ha fiducia nel lavoro del proprio salumiere. Un magistrato, come un salumiere, opera – cioè agisce – secondo tecniche stabilite, non c’è bisogno di attribuirgli personalmente un riconoscimento perché l’effetto rischia di avere una valenza opposta. Così come ostentare una serenità di ferro quando si finisce sotto inchiesta può togliere una veste di umanità e scoprirne un’altra di calcolata freddezza. Meglio dire che si è sconvolti, amareggiati, incazzati: è normale, succede a tutti, famosi e signorinessuno.
La terza via prevede un ordine dettato da una sola regola: il silenzio che rispetta tutti.

  

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