Più pixel per tutti

Dalla Seconda repubblica a Second Life. Il ministro Antonio Di Pietro ha inaugurato l’era della politica virtuale con una conferenza stampa sull’isola fantastica di Never Land. In un auditorium discretamente affollato di avatar ha parlato di riforme, di maggioranza, di programmi. “Faremo qui gli incontri di partito, questa è libera informazione”, ha detto. Non ha tutti i torti.
La politica si evolve e anche l’ultimo pixel va sfruttato per raccogliere briciole di consenso. Nel dibattito virtuale però c’è un problema di verosimiglianza difficile da risolvere. L’identità veritiera, in mezzo alla calca dei fantasmi anonimi, è per un politico una prova complicata. Però se c’è un mondo in cui vale oro essere se stessi, è proprio quello in cui pochi lo sono.
Su Second Life ci sono star di Hollywood e cialtroni di ogni razza, si comprano terreni a un occhio della cyber-testa e si celebrano orge che finiscono sulle prime pagine dei giornali (veri, di carta). Se un ministro promette “più nickname per tutti” è una cosa, un’altra è se si impegna per la Tav.

  

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