La scuola di Carmen Villani

Il ragazzino che ha offeso gratuitamente il compagno di scuola chiamandolo gay può essere definito deficiente. E l’insegnante che ha osato fargli scrivere cento volte “sono un deficiente” non è una criminale, ma una che fa onestamente il suo mestiere, utilizzando un mezzo pedagogico assolutamente lecito. Lo dice il Tribunale di Palermo che ha assolto la professoressa per la quale un pm aveva chiesto una pena di due mesi.
In questa storia ci sono tutti gli elementi per riflettere sulla scuola, sul rapporto genitori-figli, sulla cosiddetta morale comune e chissà su cos’altro. C’è innanzitutto quell’offesa, gay, frutto dell’intolleranza più bieca, quella che viene dall’ignoranza. Ci sono i genitori del ragazzo che hanno pensato bene di attaccare l’insegnante anziché prendere a sberle il figliolo. C’è una scuola che è sempre più tomba e meno culla di idee. C’è un sistema giudiziario allo sfascio che si prende la briga di dedicare uomini e tempo a menate inverosimili.
Troppi elementi su cui riflettere.
Per tirarmi su forse mi rivedo “La supplente va in città” con Carmen Villani.

  

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