La laicità del portafoglio

Ce ne siamo accorti solo perché l’Unione europea, in un sussulto di vitalità, si è incazzata e si prepara a mettere sotto processo l’Italia per i vantaggi fiscali concessi alla Chiesa cattolica, contrari alle norme comunitarie sulla concorrenza. L’oggetto del contendere è l’esenzione del pagamento dell’Ici per le attività commerciali della Chiesa. E’ una storia che riassumo così: in pratica basta che ci sia una cappella votiva nei paraggi di un’attività commerciale e l’Ici non si paga più. “In questo modo –spiega Curzio Maltese su La Repubblica – la Chiesa cattolica versa soltanto il 5 o 10 per cento del dovuto allo Stato italiano con una perdita per l’erario di almeno 400 milioni di euro ogni anno, senza contare gli arretrati”.
Il provvedimento, così com’è adesso, è figlio di un impasto nel quale hanno messo mano tutti, da destra a sinistra. Persino i famigerati rossi, quelli che in teoria avrebbero dovuto far paura al Vaticano. Il tema della laicità dello Stato si propone con continui aggiornamenti, alcuni dei quali noiosissimi. Dalla Santa Sede arrivano indicazioni su ogni aspetto della nostra vita: con chi sposarci, che film vedere, chi votare, dove andare in vacanza.
Mi piacerebbe che, un giorno, si arrivasse a stabilire almeno il principio della laicità delle mie tasche.

  

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