Inquinamento

Un’anticipazione de L’Espresso annuncia qualcosa di dirompente: “In Italia la crescita dei casi di tumore è a livelli da epidemia”. Il direttore del settimanale avrà ben torchiato i suoi cronisti prima di avallare una simile frase quindi prendiamo per fondato l’allarme.
Cosa ci dicono questi dati?
Innanzitutto che il nostro stile di vita va modificato radicalmente, non domani né dopodomani: oggi, ora.
Secondo, che l’emergenza ambientale deve finire nella copertina e, a seguire ,nelle prime pagine della agenda del governo. Questi signori ogni volta che si riuniscono per un qualsiasi motivo devono, prima di tutto, affrontare il problema di una discarica, di un petrolchimico che spurga, di un’orata al mercurio, di una malformazione fetale, dello scappamento delle auto… dopo, solo dopo, possono discettare d’altro. Come potete ben capire avranno un bel da fare se adotteranno questo metodo. Solo che non lo faranno. E sapete perché?
Perché in Italia le politiche ambientali non pagano né in termini economici né politici. Tira più una sigaretta che una carota. E questo vale ancor di più per le amministrazioni locali. In molte città italiane, Palermo è tra queste, sono stati messi in discussione i dati delle centraline che rilevano il livello dello smog. Quando avevamo un clima normale noi terroni ci ritenevamo esenti da questi problemi: viviamo in zone ventose, avevamo il mare, i mandolini, i promontori su cui Goethe s’incantava. Poi l’onda lunga del disfacimento del pianeta è arrivata pure da noi e ci siamo accorti che l’inverno era un prolungamento dell’estate e viceversa. Il clima c’entra col cancro, fatevelo spiegare da un oncologo. Perché se l’alta pressione incide su una città per dodici mesi all’anno vuol dire che lo smog non si muoverà da lì per dodici mesi all’anno.
Insomma la realtà e drammatica e complessa. Però ha rimedi univoci e semplici, i più difficili da prendere.

  

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