La memoria

Un anno fa, in occasione delle celebrazioni per le stragi di Capaci e via d’Amelio, mi fu chiesto di scrivere un brevissimo monologo. La rappresentazione finì nel calderone di decine di manifestazioni e passò del tutto inosservata.
Oggi, nell’anniversario della morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo, degli agenti Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani ho l’ardire di proporvi quel testo (praticamente inedito) che parla di memoria.

PS.
La celebre foto che vedete sopra è del mio amico Tony Gentile, complimentatevi con lui se non lo avete mai fatto.

Il biglietto nel pugno.

Tutti noi abbiamo momenti difficili. Ma la vita non è democratica, non dà e toglie allo stesso modo, non divide le responsabilità per ogni testa, i dolori arrivano con tempi spiazzanti e ognuno con un treno proprio. Alla grande stazione della Vita ci presentiamo con destinazioni comuni, ma nessuno ha lo stesso biglietto dell’altro.
Allora stringiamolo, questo biglietto.
Avanti, serriamo tutti il pugno, così… e teniamolo ben stretto per un po’.
Se ci concentriamo sulla nostra mano, la sentiamo calda, avvertiamo il sudore che cerca di farsi largo, forse riusciamo anche a percepire il battito del cuore nei polpastrelli.
E’ una sensazione che ci unisce, al di là della razione di pensieri nella quale ognuno di noi si trova a scartabellare.
Ricordate: biglietti diversi, tutti, ma destinazioni comuni. Com’è possibile?
Ognuno ha il suo passo, fa il suo cammino.
C’è chi calcola, progetta. Un itinerario ben studiato per raggiungere, superare, tornare indietro (perché tornare indietro è anche un modo per andare avanti), muoversi comunque, tagliare il traguardo o mettersi in salvo.
C’è invece chi sogna, fantastica. Un itinerario immaginato per essere già lì dove gli altri devono ancora arrivare: è la forza dell’arte, il primato di quel minuscolo chip etereo posizionato tra il nostro cervello e la nostra anima.

Tutti noi abbiamo momenti difficili. E alla stazione della Vita possiamo arrivare anche in ritardo. C’è un numero infinito di treni da prendere… o da perdere.
Il biglietto lo abbiamo sempre nel pugno.
Ora apriamo la mano e guardiamola.
E’ rossa e chiazzata. E’ la sua maniera di mantenere una memoria.
E la nostra memoria?
La nostra è scritta in quel biglietto immaginario che abbiamo tenuto stretto.
Ognuno ha la sua memoria, ma senza biglietto non si parte e soprattutto non si arriva.
La memoria non è una cicatrice, ma l’unguento che la accarezza.
La memoria non ingombra, ma libera.
La memoria è un biglietto che non ha prezzo e che non teme rincari dell’ultima ora.
La memoria è un dovere e trasgredirlo non è sanzionabile.

Un treno è arrivato: “In carrozza, si parte!”, urlavano un tempo i capistazione.
Io ho il mio biglietto.

  

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