Giornali in rete (faranno gol?)

Secondo Bill Gates il futuro di tv e giornali è prevalentemente online. Direte: certo, il padrone della più grande azienda enologica del mondo non può che indicare nel vino la strada maestra per la verità. Fatta la tara sul personaggio, che (antipatie a parte) qualcosa da dire ce l’ha, la questione è seria.
Il consolidamento della presenza sul web di quotidiani e televisioni non può che seguire il progressivo traghettamento di pubblico dai mass media tradizionali verso internet. Già l’inventore di Skype, Niklas Zennström, ha aperto una via con Joost, la via gratuita alla tv on demand. Già i maggiori quotidiani del mondo offrono contenuti interattivi sui loro siti per diversificare il prodotto cartaceo da quello digitale. Abbiamo assistito alla fine degli anni Novanta alla Prima Grande Illusione della New Economy: il miraggio dei guadagni facili attirò imprenditori di ogni genere, soprattutto quelli che non avevano mai acceso un computer nella loro vita. Bastò poco tempo perché se ne tornassero con le pive nel sacco alle loro industrie, ai loro mattoni, ai loro ingranaggi da oliare, alla loro politica di contributi. Conosco una persona che in un pubblico consesso a quei tempi dichiarò: “Propongo di non scrivere mai più la parola Internet sul giornale”. Oggi probabilmente, in ossequio alla sua lungimiranza, ha più di un’azione investita in aziende che operano su e grazie a internet. E sul giornale quella parola la lascia scrivere molto volentieri. Nel web per fare sul serio ci vogliono altre carte e soprattutto ci vogliono idee. Non è una visione da “nudi e puri”, bensì una semplice regola di sopravvivenza. Nell’epoca del Web.02, dove i contenuti saranno sempre più quelli degli utenti, i padroni (lasciatemi usare questo termine desueto che rende bene il concetto) potranno solo veicolare al meglio le idee degli altri, tramite idee proprie per fare soldi. E questo non sarà uno scandalo.

  

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