Le cassette nel cassetto

Un ricordo bello e uno brutto.
Ho 19 anni, sono in nave con un paio di amici. E’ inverno e il mare è calmo, Genova è a due ore da noi, stiamo arrivando, c’è il sole. Esco sul ponte, mi chiudo nel piumino rosso, inforco le cuffiette e schiacciò il tasto del mio walkman nuovo, regalo di compleanno. Nelle orecchie si accende la magia degli Spyro Gyra.
Ho 42 anni, sono a casa e ho voglia di ammazzarmi di nostalgia. Tiro fuori dallo scaffale la cassettina con la musica degli Spyro Gyra, la infilo nel registratore e schiaccio il tasto play. Ne viene fuori un suono orribile dove il fruscio a tratti copre la musica. Mi incazzo e vado a letto con la tv accesa per punirmi.
A questo ho pensato mentre leggevo ieri la notizia del ritiro dal mercato delle audiocassette. Nessuno le vuole più, sono state mandate in pensione da mp3 e cd.
Tutti quelli che hanno più di 15 anni e che amano la musica avranno qualche ricordo legato a queste trappole di plastica. Le Tdk, le Philips, le Scotch, i modelli CrO2, quelli Metal, LH, LN… C’erano sigle che sembravano complesse formule fisico-chimiche che alimentavano speranze di longevità e resa sonora. Eppure si sfasciavano tutte alla stessa maniera. Avevamo affidato alle musicassette il compito di conservare i ricordi senza renderci conto che i ricordi non sono indelebili: personalmente il nastro magnetico si è dimostrato più stabile dei miei neuroni. Adesso guardo con malinconia le mie trecento e passa cassette. Non le butterò mai e forse non le farò nemmeno suonare. L’importante è che ci siano state.

  

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