Taormina – Cogne, sola andata

L’avvocato Carlo Taormina dà ancora una prova magistrale di chiacchierismo a oltranza, sport del quale è campione mondiale. Lo fa con le sue considerazioni a margine della sentenza d’appello per il delitto di Cogne. A parte rivelarci di aver continuato a investigare anche dopo l’interruzione del sodalizio legale con Annamaria Franzoni, torna con pervicacia su un tema a lui caro: la possibilità di rivelare, lui (primo motore immobile di ogni verità rivelata e non), chi è il colpevole dell’assassinio del piccolo Samuele.
Se il professore Taormina sta gestendo investigazioni personali sul mistero che da sei anni attanaglia l’Italia sarebbe utile sapere in nome di quale ideale lo sta facendo. Chi è il committente morale di tale attività d’indagine? Di certo non è la famiglia Franzoni, nei confronti della quale l’avvocato usa adesso parole di fuoco. Di certo non è il povero bambino ucciso perché altrimenti il legale dovrebbe dire subito quello che sa nel nome di una serie di valori che partono dalla Giustizia e arrivano alla Pietà. Di certo non è un magistrato, dal momento che Taormina schiuma da tutti gli orifizi appena ne incontra uno. Chi sarà mai allora? Funari? Vespa? Lucarelli? Fantomas?
Non è la prima volta che il principe del foro di cui sopra dichiara di sapere chi è stato. Già prima del divorzio dal clan Franzoni aveva preannunciato a reti unificate la svolta. Siamo ancora che aspettiamo. Se non si trattasse di terribili incubi verrebbe da dire: Taormina, facci sognare.

  

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