Liberi da Libero

Non so se oggi queste parole finiranno in un messaggio dentro una bottiglia. Sono in un momento difficile: la mia Adsl mi ha lasciato a piedi. Accade sempre più spesso. Libero Infostrada o come caspita si chiama ha promesso di darmi una connessione a 4 mega e più, in realtà l’unica velocità che riesce a mantenere è quella con la quale succhia i soldi dal mio conto in banca.
Se poi cerchi di parlare con qualcuno dell’azienda ti ritrovi in un dedalo di voci registrate che ti ricordano quanti numeri ha la tastiera del telefono (12 e più!) e quante sono le possibilità di incappare in un essere umano che possa interagire con te (0, leggi: zero).
La banda larga – e le vicende Telecom di questi giorni ce lo ricordano – è uno scandalo nazionale che dovrebbe far ballare i tavoli di un governo che si definisce “di progresso”. Il reticolo di competenze e responsabilità, con il conseguente scaricabarile tra varie compagnie telefoniche, andrebbe troncato con un sistema di azione-reazione tipicamente americano: tu mi dai un servizio che non mi soddisfa, io ti denuncio; tu non sei in grado di mantenere quel che hai promesso dietro compenso, io ti rovino.
Invidio mio padre che a settant’anni sta scoprendo il web: per lui è ancora un miracolo comunicare via internet; tra un po’ capirà che il vero miracolo è connettersi a internet.

  

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