Gli scrittori e la realtà

I servizi segreti inglesi studiano Sherlock Holmes per evitare il ripetersi di figuracce come quella delle fantomatiche armi di distruzioni di massa nascoste in Iraq. Il personaggio di Arthur Conan Doyle dovrebbe quindi venire in aiuto agli agenti dell’MI5 e MI6 principalmente con una frase che racchiude l’essenza di una saggia investigazione: “Non bisogna distorcere i fatti per adattarsi alle teorie, ma adattare le teorie ai fatti”.
Sono sempre stato molto scettico sul ruolo sociale dei romanzi gialli, persino quando un magistrato ha candidamente confessato di aver riaperto un vecchio caso di omicidio dopo aver letto il libro di un importante scrittore italiano. Sono un tipo squadrato in tal senso: ognuno al suo posto, ognuno col suo mestiere, ognuno col suo fardello. Se un giudice ha bisogno di un narratore per sbrogliare una matassa si vede che lui e i suoi colleghi non hanno fatto bene il proprio lavoro. Al contrario, nel caso dei servizi segreti della Gran Bretagna mi convinco che sia giusto percorrere questa nuova strada: solo nella genialità e nella fantasia di grande scrittore si possono trovare rimedi ai pasticci delle vere spie.

  

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