Il caso Sircana ha rotto

Come tutte le fissazioni stagionali dei media, il caso Sircana ha rotto le scatole. Osservate la singolare parabola degli eventi: all’inizio della vicenda Vallettopoli nessuno parlava di queste foto compromettenti; poi un paio di cronisti del Giornale hanno percepito la puzza di una notiziaccia; contemporaneamente la notizia girava negli ambienti parlamentari e nei postriboli giornalistici; seguivano smentite politiche e dell’interessato; le foto non ci sono; cazzate, le foto ci sono; le foto ci sono ma non si pubblicano; Sircana dice che non gliene frega niente e che si possono pubblicare; le foto vengono pubblicate; i guru del giornalismo tranquillizzano che “in fondo non c’è nulla di scandaloso”; gli stessi guru riprendono a imbastire trasmissioni televisive e speciali giornalistici sull’argomento; la sfera privata non si tocca, dice il garante; nessun provvedimento disciplinare risulta intrapreso ad oggi; si ricomincia a parlare di queste foto dicendo che bisogna finirla; se ne parla perché non è finita.
Non entro nel merito degli scatti (in uno si vede l’auto del portavoce del governo Prodi accostata al marciapiede sul quale un transessuale espone la propria merce), ma mi preme dire una cosa sul metodo adottato dal paparazzo: pedinare una persona non c’entra nulla con la libertà di stampa.

  

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