Il momento perfetto

Volevo scrivere un post sul “momento perfetto”, ma mi sono reso conto che non sarebbe troppo originale. E soprattutto, con la mia vena poetica da Lancio Story, sfiorerebbe il ridicolo. Nessuno però mi vieta di scrivere sul perché volevo scrivere di qualcosa che non scriverò.
Da qualche anno mi sembra che il mondo (almeno quello che sento e di cui sento parlare) sia tremendamente cambiato. Anche questo, lo so, non è un argomento troppo originale, ma me ne frego e vado avanti. Dicevo, il mondo… Ci stiamo abituando ai cambiamenti repentini. Il clima, le guerre, il welfare, i sentimenti. C’è un filo unico che lega tutto: il mutare (che è divenire).
Una volta davanti a una catastrofe, come davanti a un disagio, ci si imbambolava, ci si interrogava. E per assorbire le risposte ci volevano tempo e testardaggine.
Ricordate l’Austherity? Città in festa, biciclette, partite di calcio in strada. Ce lo ricordiamo, appunto.
Ricordate invece la più recente “domenica a piedi” per lo smog? Secondo me, no.
Si è incrinato il rapporto causa-effetto. C’è solo l’effetto, talmente amplificato da sommergere la causa. Nella febbrile necessità di correre ai ripari si sottovaluta il più pericoloso dei danni collaterali: quello di perdere la ragione. La lotta al terrorismo trae linfa dal nuovo terrore. La politica di risanamento statale ha un suo fondamento nel persistere di una fascia di povertà. Il surriscaldamento del pianeta non intacca il consumo di petrolio. L’odio e il male si rincorrono e generano mostri metropolitani sempre più cattivi. Anche nella nostra terminologia: non si cercano soluzioni, si combatte contro o per qualcosa. Insomma non c’è più tempo per inseguire un leggerissimo, ingenuo, umanissimo “momento perfetto”. Nè, come dimostrano queste righe, per parlarne.
  

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