La fiducia nello Stato

Per una congerie di eventi avverto l’esigenza di parlare bene di qualcuno. Un qualcuno generalizzato (QG) che fa un lavoro duro, guadagna poco, rischia molto. Potrei fare nomi e cognomi, ma so che i diretti interessati non la prenderebbero bene. Il QG mi ha restituito una fiducia nello Stato che non ricordavo neanche di aver perso, forse perché non avevo avuto modo di esercitarla da troppo tempo. Il QG consola con la forza di argomenti duri e sa spronarti con la sorpresa di un sorriso. Gestisce strategia e compassione, dovere e concessioni con un occhio alla legge e l’altro alla persona che ha davanti. Il QG non ha mai a che fare con allegre combriccole o brigate spensierate. Se cede alla propria indole deve essere pronto a pagarne le conseguenze. E per il QG il conto è sempre più salato. Il QG ama il proprio lavoro, non potrebbe farne uno diverso anche se vorrebbe lamentarsi per come viene trattato da chi dovrebbe fornirgli mezzi e incentivi che merita ampiamente. Il QG mette in pericolo la sua vita e non ha pubblico pagante ad applaudirlo quando l’ovazione se la meriterebbe davvero. Cuore e cervello, pugni serrati e pacche di simpatia, onore e onestà.
Non posso che parlare bene di questo QG che ha il nome di molti investigatori, funzionari, agenti della polizia di Stato. Le forze dell’ordine sono un pilastro di un Paese che perde certezze a ogni soffio di vento. Dovremmo ricordarcelo ogni giorno.
  

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