Veronica e Silvio

La moglie di Silvio Berlusconi, la signora Veronica, affida a la Repubblica una lettera nella quale chiede a suo marito scuse pubbliche. Il motivo sta nell’ennesima guasconata del celebre consorte in occasione – stavolta – della cena per i Telegatti. I dettagli potete leggerli nei link che vi ho fornito. La riflessione va su due piani ben distinti. E’ giusto che un privato cittadino lavi i panni in pubblico laddove il pubblico è la dimensione che gli ha dato fama e successo? Ovviamente sì. E può un personaggio pubblico avere diritto a una cortina fumogena che lo difenda dalle frecce del pettegolezzo senza che questo lo faccia sembrare odioso? Ovviamente sì ma è impossibile. Ecco quindi che i due piani, quello pubblico e quello privato, presi singolarmente ci portano verso la medesima conclusione. Il diritto alla privacy non ha un peso universale. E la signora Berlusconi lo sa, innanzitutto a proprie spese.
La sua lettera è dirompente perché introduce il tema della vendetta matrimoniale – sottile, nonviolenta, garbata seppur durissima – nelle vicende politiche. In Italia non siamo esperti in materia: gli americani meglio di noi conoscono quanto sia importante la vita sotto le lenzuola per la costruzione, la fine e l’eventuale rinascita di un personaggio pubblico. Veronica Berlusconi dà un doppio colpo al marito. Il guanto è ovattato, ma sotto c’è l’acciaio. All’uomo manda a dire che, se uno ha fatto una scelta matrimoniale e soprattutto ha una certa età, è da imbecilli trotterellare dietro gonnelle, scollature, veline e tettone. Al politico raschia la pelle perché solo così sa di poter trovare la carne viva di colui che un tempo è stato unto dal Signore.
  

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