Elogio di un programma che non mi piacque

Stasera tornano in tv Cochi e Renato. A 34 anni dall’esordio de “Il poeta e il contadino”, quella che un tempo era nota come la “coppia del Derby” si ripresenta al pubblico televisivo. Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto sono il simbolo di un umorismo nordico e nonsense che ho poco apprezzato. Ricordo che da piccolo preferivo Franco e Ciccio, forse per questioni campanilistiche, forse per una maggiore propensione alla risata grassa. Eppure la coppia padana ha saputo conservare, nel suo spopolare come nel suo rarefarsi, nel suo perdersi come nel suo ricostituirsi, un garbo e uno stile d’altri tempi. “Il poeta e il contadino” era, per come lo ricordo, uno spettacolo noiosissimo eppure civile, elegante. Battute e allusioni non ne mancavano, ma tutto era avvolto in una confezione di gran dignità. Era la tv di Bernabei quella, dove i centimetri delle Kessler spostavano milioni di telespettatori. Era una tv dove c’era chi, come Cochi e Renato, faceva cantare all’Italia intera: “E la vita, la vita… la vita l’è bela. Basta avere l’ombrela…”
Una grande illusione. Ma elegante.
  

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