Porte in faccia

L’Italia si fa avanti all’Onu per una moratoria planetaria della pena di morte. Ogni mollica nella bottega del fornaio dei diritti umani fa pagnotta. Pannella fa l’ennesimo sciopero della fame e della sete: ha il mio sostegno ma sono convinto che se facesse anche lo sciopero del fumo la protesta avrebbe più effetto.
Il rischio alle Nazioni Unite è, come molti sanno, che si arrivi ai fallimenti degli anni passati. L’esperienza dovrebbe farci da maestra. Cosa è accaduto le volte scorse? Che la proposta contro le esecuzioni in cui l’Italia era in prima fila è passata nel dimenticatoio oppure è stata bocciata. Attenzione, qui non si sta parlando di un trattato commerciale o di un’indicazione strategica, qui si parla di pena di morte, lo strumento più coercitivo che uno Stato (sovrano o di cartapesta) può adoperare. Colossi mondiali come Stati Uniti, Cina e Russia restano sordi a qualunque appello. Noi ci cimentiamo nel ruggito del coniglio per poi imbastire una politica estera e una politica economica che non tengono conto delle porte in faccia che ci siamo beccati ad ogni seduta del Consiglio di sicurezza. Come insegnavano i nostri nonni, ci vorrebbe un po’ di sana cocciutaggine: se io ti chiedo qualcosa di importante e tu mi mandi a fare in culo, quando tu avrai bisogno io mi comporterò di conseguenza.
Difendiamo l’ingenuità dei nostri ragionamenti perché i furbastri devono ordire i piani per arrivare, gli ingenui sono già oltre. Ma purtroppo non lo sanno.
  

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