Qualità della vita

La Sicilia si riconferma agli ultimi posti della classifica sulla qualità della vita in Italia. Il bombardamento mediatico vi avrà di certo raggiunto: Siena prima, Catania ultima e via elencando. Ricerche e sondaggi di questo genere mi lasciano sempre perplesso per un’irrazionale diffidenza nei confronti delle statistiche, alle quali darei pieno credito solo se mi venissero fornite le generalità complete degli intervistati e gli stenografici delle loro risposte. Per il resto non dubito che a Siena si circoli meglio che a Palermo, ma sono certo che la vitalità dei catanesi e la conseguente arte di saperne godere non temono confronti.
La qualità della vita ha mille sfaccettature, dipende dalle giornate. Se mi sveglio storto mi può dar fastidio il sole d’inverno, viceversa posso trovare piacevole un acquazzone estivo. Un’azienda che fa tre assunzioni è una buona notizia dalle nostre parti, a meno che io non sia tra i disoccupati esclusi. Un sindaco che apre un museo anche di notte me lo bacerei, a patto che l’ingresso non sia sotto la finestra della mia camera da letto.
Come uscirne?
Troviamo elementi di discussione meno soggettivi. E’ giusto che un carciofo costi un euro? O che le pesche in estate siano a 3,5 euro al chilo?
Misurando le risposte avremo un’altra idea di qualità della vita e di quanto gli italiani, da Siena a Catania, da Torino a Canicattì, ne abbiano le tasche piene. O vuote.
  

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