La prossima volta

Con un magistrale sforzo di realismo la Camera nazionale della moda ha approvato un manifesto in cui si impegna a non utilizzare più modelle di età inferiore a 16 anni. Nel contempo stabilisce che prima di salire in passerella le lavoratrici dovranno presentare un certificato medico per dimostrare di non soffrire di “disturbi alimentari conclamati”. Sono atti concreti che danno un certificato di cittadinanza agli stilisti: ebbene sì, questi signori adesso vivono tra noi.
Provenienti da un pianeta patinato dove l’altro è solo il cliente (ovvero un binomio portafoglio-taglia), i signori della moda sono atterrati in un mondo in cui c’è chi muore di fame e chi sceglie la morte pur non di non mangiare.
Non voglio fare il polemico ma se ci avessero interpellati prima (me e una discreta quantità di maschi ordinari) avremmo potuto dare il nostro contributo senza dover arrivare all’intervento del ministro Melandri, alla congerie di consultazioni tra grandi firme e al conseguente disorientamento per l’elaborazione di un manifesto scritto in italiano corretto. Già da tempo noi maschi ordinari preferiamo un sedere consistente a uno rattrappito, apprezziamo le forme classiche dove – tanto per intenderci – i fianchi si distinguono dal torace, siamo per la carne e non per il legno.
La prossima volta chiedete.

  

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