E’ più grave stringere la cinghia o la cravatta?

Renato Accorinti

Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Il sindaco di Messina Renato Accorinti lasciato fuori da Palazzo dei Normanni perché non ha la cravatta. Non ci poteva essere occasione migliore per raccontare in una sola immagine la capacità di adesione alla realtà di un’istituzione come l’Ars. (…) In una Regione che ha costruito sui formalismi ingiustizie quotidiane e disparità eterne, in una terra in cui l’abito non fa il monaco ma gli rende la vita più semplice, l’Ars si concede ancora l’ebrezza di ricordare al volgo che l’istituzione è sacra e che merita rispetto: se non hai la cravatta, pussa via pezzente. Questione di regole, del resto è risaputo che dalle nostre parti la tradizione ha il suo punto debole a nord della gola, in quanto si sostenta più di colletti inamidati che di facce pulite. E non saranno gli scandalucci dei vitalizi infiniti, dell’assoluta inoperosità di un’intera classe politica, dell’imbattibile primato per stipendi consulenze e indennità pubblici, dell’infinito inanellarsi di promesse zoppe, a rendere meno cruciale l’immagine del sindaco Accorinti che espone il collo come se mostrasse il cuore: qui, colpite qui. L’istituzione non ammette eccezioni perché altrimenti quell’immagine svanirebbe e con lei cadrebbe anche l’ultimo motivo per inventarsi una fiducia in certe regole iperuraniche. Quindi lasciamo le cose così: il sindaco fuori, gli onorevoli incravattati dentro, il mondo esterrefatto intorno. E se proprio dobbiamo fare una rivoluzione cambiamo accessorio d’abbigliamento: ad esempio è più grave stringere la cinghia che la cravatta.

I rischi del partito macedonia

davide faraoneUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Esserci o non esserci? La domanda cruciale che galleggia tra i componenti siciliani del Pd è tutta legata a cosa fare nel weekend. Andare alla Leopolda palermitana o girare al largo? La vocazione elitaria del partito, in passato sperimentata come ottimo antidoto contro sconfitte e passi falsi, trova la sua Caporetto isolana nei Cantieri Sandron dove sabato e domenica si celebreranno il rito del bagno di folla e la cerimonia della promiscuità programmatica. Tutti insieme appassionatamente nel partito macedonia, perché persino nel bignamino della politica c’è scritto che non si governa solo con le idee, ma che ci vogliono i numeri. E che le rivoluzioni annunciate, dalle nostre parti non portano a niente giacché servono consessi di stabilità, occorrono persone in grado di mettere ordine anziché scompaginare. Intanto dietro la porta di Davide Faraone, colui il quale ha preparato e condito la macedonia, la fila si allunga. Ci sono ex di tutto, fuoriusciti di partiti estinti, amministratori raminghi, dirigenti incazzati, cercatori di luce e portatori d’ombra. Premono per un posto in quel Pd che un tempo respingeva e che oggi abbraccia con una capacità di accoglienza che rischia di innescare una sorta di emergenza umanitaria nella politica siciliana. (…)
“Delinquenti e mafiosi li lasciamo fuori”, avverte Faraone sorvolando sul dettaglio che non basta la fedina penale pulita per ottenere il biglietto di ingresso nel partito, ma che dovrebbe essere richiesta una modica quantità di coerenza. Questa però, nella terra della perenne transumanza politica, è una qualità poco apprezzata.
Ora nel Pd l’ordine di scuderia è uno e uno soltanto: “Aprire le porte”. Anche a dispetto del tempo che fa.

Una parola scritta ci salverà

penna

Scrivere nasce dal leggere e al leggere è grato. Scrivere è una delle poche cose rimaste uniche e nostre, dalla firma al romanzo, dal primo tema al testamento.

Stefano Benni – “Achille piè veloce”

C’è un modo semplice di dividere l’umanità in due categorie ben distinte, senza incorrere in questioni razziali, inciampare in dati sensibili, mettere in atto odiose disparità: ci sono quelli che scrivono e quelli che non scrivono. Badate bene, non parliamo di scrittura creativa o comunque di uso professionale. La scrittura che qui ci interessa è la forma elementare di comunicazione.
Provate a fare un elenco dei vostri amici che scrivono (mail personali, biglietti di auguri, appunti che vi sottopongono, post su Facebook che non siano l’elenco delle paturnie quotidiane, cose così…). Poi elencate quelli che non lo fanno, ai quali non avete mai strappato una parola scritta, di cui non conoscete la grafia o che addirittura non immaginate nemmeno con una penna in mano: generalmente sono quelli che dicono di non avere mai tempo, perché per loro c’è sempre qualcosa di inutilmente importante da fare.
Ecco, ora provate a trovare comuni denominatori per ciascuna delle due categorie. Se ci fate caso, della prima (quella di chi scrive) fanno parte i curiosi, gli accesi, i portatori sani di domande contagiose. Nella seconda invece troverete i galleggiatori, i razionali senza ritegno, i depositari della verità assoluta.
Scrivere è il miglior modo per mettersi in dubbio, perché un concetto messo nero su bianco è un’ipoteca sulla credibilità e solo chi ha coraggio sfida la solidità delle parole cristallizzate nell’inchiostro. La vacuità del parlato è l’alibi del politicante, la solidità dello scritto la sua rovina. Un motivo in più per riempire fogli e fogli.

La lezione della ragazza con la chemio nella borsetta

eleonora letizia futura marsalaUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

A leggere le sue parole sembra che la morte più che spaventarla la annoiasse. Per questo Eleonora Marsala, anzi Eleonora Letizia Futura Marsala come si firmava sul suo blog, da quando il cancro al colon l’aveva colpita tre anni fa, aveva cominciato una battaglia parallela a quella medica, una battaglia per il diritto all’allegria.
Si faceva chiamare “la ragazza con la chemio nella borsetta” ed era diventata molto popolare nel web, specialmente dopo che la tv e i giornali si erano occupati di lei. (…)
Sembrava imbattibile Eleonora, forte di quel corpo indebolito, armata delle cicatrici che aveva messo in mostra su una pagina Facebook intitolata “le tacche della vittoria”. Sembrava potercela fare e invece non ce l’ha fatta, a conferma che il destino non ama la meritocrazia.
Però, andandosene, questa combattiva trentatreenne palermitana ci ha lasciato una lezione sull’importanza di chiamare le cose col loro nome. Troppe volte noi giornalisti ci siamo rifugiati nell’espressione “male incurabile” per narrare del cancro, come se ci fosse imbarazzo nel pronunciare la parola giusta. Lei invece è sempre andata dritta al cuore del problema. Si mostrava com’era, coi capelli rasati a zero, con la parrucca, con i tagli di sette operazioni colorati sul suo corpo da un’amica body painter. Segue »

Vita da buttafuori

Buttafuori violentiUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Ai tempi dei romani venivano chiamati ostiari e avevano il compito di sorvegliare l’entrata della chiesa. Ma sin da prima, nei meandri dei miti sumerici, c’è traccia di guardie preposte al controllo di un ingresso. Addetti pagati per filtrare gli avventori, per mettere ordine in un’umanità accalcata. Oggi nella freddezza del linguaggio burocratico, fanno parte del cosiddetto “personale di controllo”, e sono “operatori di gestione flusso e deflusso”, ma è molto più efficace chiamarli col nome composto che ne spiega l’antico e fondamentale ruolo: buttafuori.
La tragedia del Goa, con la morte del povero medico Aldo Naro, li ha strappati a quel mondo di penombra nel quale vivono, accendendo oltre alle luci della cronaca anche qualche interrogativo. Quali sono i loro limiti d’azione? Chi certifica la loro formazione? Insomma quando ci imbattiamo in questi signori, chi ci dice in che mani, anzi manone, siamo? Segue »

Sarà perché anch’io mi chiamo Gerlando


Una bella canzone dei Tamuna.

La foto impazza sul web

Bufale web

La foto impazza sul web. Quante volte avete letto questa frase? Molte. E quante volte invece avete pensato alla sua contraddittorietà? Dare una (pseudo) notizia della circolazione di una (pseudo) notizia sembra essere diventata la caratteristica fondamentale dell’informazione moderna. Il fatto poi, che “la foto che impazza sul web” sia generalmente una bufala, rende l’idea di quanto i consumi di notizie siano cambiati grazie alla rete. La sovrabbondanza di fatti, l’amplificazione dei media con conseguente perdita di controllo delle fonti, ci hanno reso pericolosamente onnivori di fronte alla cronaca. Consumiamo politica e gossip come se fossero la stessa cosa, divoriamo scoop e cazzate come se avessero lo stesso sapore, mescoliamo finzione e realtà come se il photoshop fosse la nostra bibbia.
Il vero problema dell’informazione del giorno d’oggi è che ha perso l’appiglio della verosimiglianza, scimmiottando il peggio di internet e dimenticando il pensiero cardine del giornalismo: una minchiata non può diventare notizia neanche sotto tortura.
Un tempo una foto malamente ritoccata e palesemente falsa finiva nel cestino, oggi “impazza sul web”. Probabilmente domani ci convinceranno che è bello nutrirsi di rifiuti.

Inspiegabilmente

taxi Palermo

Taxi della Cooperativa Trinacria di Palermo. Pioggia e malumore tutti miei. Ozio e sigarette tutte sue, del tassista. Lo becco quasi immerso in un sonno nicotinico. Gli chiedo di portarmi in un luogo che dista circa due chilometri. In auto, l’aria è quasi irrespirabile persino per un ex fumatore incatramato come me. Lui non ha la sigaretta in bocca, ma i suoi polmoni rilasciano un odore che crea nell’abitacolo un’evocazione permanente del tabagismo.
La strada è libera: arriviamo a destinazione in manco cinque minuti.
Il tassametro segna inspiegabilmente 7,60 euro.
Lui ne chiede inspiegabilmente 8.
Io gliene consegno inspiegabilmente 10.
Lui dice inspiegabilmente di avere solo un euro di resto.
Io pago inspiegabilmente 9 euro per una corsa che inspiegabilmente ne valeva 7,60.
E inspiegabilmente me ne vado mandandolo soltanto affanculo.
Sto invecchiando.

#Mattarellapresidente for dummies

Mattarella

Era democristiano e lo è ancora.

E’ l’ultimo dei morotei e Andreotti è morto.

E’ stato in polemica con Berlusconi senza andare troppo in tv.

Ha il giusto grado di antimafiosità: discreta e non militante.

Fa piangere di gioia Maria Falcone senza nemmeno aprire bocca.

E’ serio al limite della noia.

E’ il test drive della macchina del Pd.

Esce poco e non sa nulla dei ristoranti pieni così.

Tifa Palermo e, per sicurezza, anche Inter. Non a caso è moroteo.

La strada chiusa per lo schifo

via palatucci chiusa per immondizia
Un estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

Chiudere una strada a causa dell’immondizia è come cercare di sopravvivere all’acqua alta cominciando a bere il mare: una resa malamente travestita da rimedio.
Accade nel cuore residenziale di Palermo, non nella periferia depressa o in un budello del centro storico.
Da ieri via Palatucci è ufficialmente vietata al traffico: un guard rail blocca l’ingresso alle auto e, pochi metri dopo, una trincea di immondizia alta un metro blocca il passaggio di qualunque essere umano, perché un ostacolo di metallo si scavalca, un ammasso di fetenzìe si sfugge. Ed è proprio in questo rapporto tra leggi (fisiche e penali) e istinto di sopravvivenza che si verifica il corto circuito che dà origine a un black-out di civiltà senza precedenti. Segue »

A margine

francesco e gery

Se fosse ancora con noi, Francesco Foresta racconterebbe di quella volta in cui il buon Armando Vaccarella finse al telefono di essere la segretaria di De Mita pur di riuscire a parlare con Sergio Mattarella.
Ma siccome non ci sono più né Francesco né Armanduccio, la storia la chiudo nello scrigno dei miei ricordi felici e non ve la racconto. Così non rischio di ridere sino alle lacrime e di dover far finta di continuare a ridere per giustificare gli occhi lucidi.

Raffinatezze

Collage expo 2015Il sito ufficiale dell’Expo 2015 mette online un collage che mette in evidenza una tipica eccellenza italiana: il pasticcio.

Grazie a Giuseppe Giglio.

La gogna del web e le colpe di un imbecille

guardone webUn estratto dall’articolo di oggi su la Repubblica.

C’è un video che dura un minuto e quattro secondi in cui si raccontano la lunga storia della malvagità dell’uomo e la breve vicenda di due ragazzi che si appartano per fare l’amore. Scena: parcheggio ben illuminato e videocontrollato del centro commerciale “La Torre”.
Il giovane e la sua fidanzata amoreggiano tra le macchine. Talmente presi da non accorgersi della telecamera che li spia e soprattutto del cartello “area videosorvegliata” a pochi metri da loro. La tecnologia non ha sentimenti e rinvia le immagini ai monitor dei vigilantes che, anziché farsi una risatina, tirano fuori un cellulare e riprendono tutto. Da lì un effetto domino, in cui si alternano tessere di incultura e tessere di cattiveria, provoca la diffusione rapidissima del clip.
Per istinto l’opinione pubblica dà la colpa al web, con quella grottesca ansia liberatoria di trovare un capro espiatorio universale, maneggevole e possibilmente inanimato: accusare alla cieca è un buon metodo, che non passa mai di moda, per non accusare nessuno. Internet, whatsapp, i social network finiscono per essere recensiti come luoghi di perdizione, senza confini senza regole senza manco un orizzonte visibile, che rovinano la vita delle persone perbene, anche se un po’ imprudenti.
E poco importa se il male è fuori. Se è nel dito e non nel tasto, nel ghigno e non nel mouse. Se è nei commenti di quei vigilantes maschi che nella loro sguaiataggine riescono a essere persino meno miserabili della loro collega femmina, feroce contro le forme abbondanti della ragazzina nel video. Segue »

Bel Paese

Pensatela come volete, però questo video del governo italiano mi pare molto bello.

All in Hall

Per un felice weekend, alzate il volume.
Grazie a Fabio Lannino, spacciatore di musica.