lug 30 2010

La prima volta

Sulla mia agenda ho segnato una data, quella di venerdì scorso (23 luglio). E’ il giorno in cui ho fatto il mio primo abbonamento a un giornale che non è di carta: nello specifico la Repubblica, edizione per iPad.

Ricordo ancora la prima volta in cui acquistai un cd: Van Halen. Dopo averlo fatto girare per un paio di giorni consecutivi nel lettore (col rischio di sterminare la famiglia), lo riposi sopra la colonna di ellepi, nello studio di mio padre.
Oggi i vinili non li ho più (li vendetti negli anni Ottanta in preda a una dissennata smania di far spazio), il lettore è ancora al suo posto, i cd sono diventati centinaia e lo studio di mio padre è diventata la camera da letto mia e di mia moglie.
I cambiamenti epocali sono quelli di cui non ci si rende conto subito. Sui cd c’erano mille dubbi: resisteranno al tempo? Garantiranno la stessa fedeltà? Ci saranno assortimenti adeguati?
Ne comprai uno per curiosità. Poi un altro, e un altro ancora…
Finì come finì. E non mi pare che sia andata male. Se non altro nell’ex studio di mio padre si dorme benissimo.


lug 29 2010

Bella e basta

Per Belen un’estate di nubi. Le vogliono togliere la conduzione di Sanremo, i contratti pubblicitari e il diritto di cittadinanza televisiva in generale. Tutto perché è stata coinvolta nell’inchiesta milanese sulla cocaina.
In tv e sui giornali si discute sulla possibile riabilitazione pubblica, sulla resurrezione dell’immagine di chi ha avuto a che fare con la droga. Speriamo che un giorno si discuta anche del perché una bella ragazza – bella e basta – che parla un italiano goffo con una brutta voce, che non ha idea di cosa sia la recitazione e che in fondo non sa far nulla a parte che mostrarsi, debba presentare il festival di Sanremo, pubblicizzare i prodotti italiani e monopolizzare salotti, divanetti e seggiole di ogni trasmissione televisiva di questo Paese.


lug 29 2010

Pre-conto

Il locale è bello, bello come una piazza di Palermo stipata di tavolini tra aiuole, selciato e auto che addentano il marciapiede.
Il conto un po’ meno.
Siamo a le Cremolose, uno dei luoghi culto della Palermo da trangugiare.
Ti distrai e loro tentano di farti pagare un panino sei euro e passa: riflettete, dodici mila lire per un panino. Manco fosse imbottito di platino e uranio impoverito (il famoso “panino atomico”, roba da fare invidia alle prime paninerie degli anni Ottanta).
Poi protesti e gli euro diventano tre e cinquanta (come da menu), e ti consoli perché se non fossi stato attento ti avrebbero fregato.
La soddisfazione dura poco, il tempo di rileggere con attenzione il conto. Paghi sulla base di uno scontrino che ti viene servito con solennità: carpetta di finto cuoio su piatto, con letto di tovagliolo. Se sei in serata sì ti va di sbirciare, scoprire che cercano di appiopparti qualcosa più del dovuto (vedi panino), accorgerti che quel foglietto non ha alcun valore fiscale.
Protesti alla cassa. Una figurante mezza cameriera e mezza contabile ti risponde che quello è il pre-conto. Tu ti incazzi e ribatti che del pre-conto te ne sbatti i pre-coglioni perché tu non paghi con pre-soldi e soprattutto le riveli che quel pre-pizzino hanno già cercato di rifilartelo altre volte e che tu glielo hai contestato perché non sei un pre-scemo.
A malapena e con qualche mugugno ti riducono del giusto il prezzo del panino (di cui sopra) e ti rilasciano finalmente uno scontrino fiscale.
Te ne vai con la soddisfazione di avere sventato una rapina.
Prendete appunti.
Le Cremolose
, piazza Alberico Gentili a Palermo: c’è materiale per la Guardia di Finanza e per qualche magistrato volenteroso.


lug 28 2010

E vabbè, è estate

Siti di informazione e blog impazziti di divertimento per questo simil rap pubblicato sul blog di Gianfranco Micciché. Un trust di cervelli sta cercando di spiegare a Minzolini il senso di quei presunti endecasillabi: poi forse seguirà editoriale.


lug 28 2010

Nonostante il suo sedere

Nella vicenda della coca nei locali della movida milanese, spicca la figuraccia del sindaco di Sanremo, e non per la droga ma per lo spaccio di minchiate. Prima dichiara guerra a Belen, nonostante “il suo sedere particolarmente bello”. Poi, dopo essersi informato (operazione che di solito andrebbe svolta prima di dichiarare),  corregge e anzi elogia la professionalità della modella. Il tutto senza un briciolo di imbarazzo.


lug 27 2010

Il portafoglio


La scorsa settimana un amico mi spiegava una sua teoria molto affascinante, difficile da illustrare ma facile da intuire: ogni cambio di portafoglio è il segnalibro di una svolta.
Quanti di voi ricordano i portafogli che furono?
Io me li ricordo. Ricordo dove e quando li ho comprati, dove e come li ho persi, dove e perché li ho accantonati.
Una volta mi accadde di perderne uno in un modo che oggi, a cuor felice, reputo quasi volontario. Allora credetti di smarrirlo in un supermercato, molti anni dopo scoprii che c’era uno spirito burlone e fidato che mi aveva suggerito di lasciarlo lì, col suo carico di mefitica ordinarietà, accanto alla cassa di una commessa dal viso arcigno.
Un’altra volta scelsi di nasconderne uno nella cabina di una nave.
Un’altra ancora acquistai un modello che mai avrei usato: mi piaceva averlo, e basta.
Quanti portafogli contengono più (o meno) di quel che mostrano.


lug 27 2010

Naturalmente

C’è una giornalista spagnola diventata famosa in tutto il mondo per un bacio.
Il premier più assatanato del mondo poteva lasciarsela sfuggire? Ovviamente no: l’ha reclutata nelle sue tv.


lug 26 2010

Questi flashmob cominciano a piacermi


lug 26 2010

Colon retto

Nel fine settimana mi è capitato tra le mani il libro di Fabio Volo “Un posto nel mondo”.
La frase che più mi ha colpito è questa.

Capisco di avere un buon rapporto con una persona non per ciò che diciamo, ma per la capacità che ho di cacare a casa sua e per il tempo che resto in bagno.

Il libro è un’irritante rassegna di banalità, tipo:

Il coraggioso si plasma la fortuna da solo.

Oppure:

L’innamoramento è come una sbronza che altera la realtà. Fare un figlio perché si è innamorati è come comprare una casa da ubriachi.

Il resto è un susseguirsi di consigli sulle tecniche di masturbazione davanti ai canali tv criptati, un tripudio di pisciate, di noiosi rapporti sessuali (noiosi perché mal raccontati) e di luoghi comuni sulle donne.
Ciò che dovrebbe stupire non sono le centinaia di migliaia di copie vendute, ma il rischio che questo best seller sia considerato il manifesto di una generazione. Una generazione che, come il suo guru, ha un baricentro di ragionamento molto basso. Diciamo al livello del colon retto.

Grazie alla Contessa.


lug 24 2010

A ognuno il suo partito

Noi saremo pure quelli del partito dell’odio e del buio, lui ha diritto di restare nel partito dell’amore e del sole. A scacchi.


lug 23 2010

Daverio incazzato

Non sono ne comunista ne stalinista, sono convinto giacobino, ed ho risposto alla provocazione con una giusta contro provocazione. Solo dei fessi potevano non capire. Solo dei perversi potevano fingere di non aver capito.
Cari palermitani, vi ho voluto bene, da ingenuo idiota. Ora so che non ve ne poteva fregar di meno. Ora so che mi sorridevate come ad un turista demente e pensavate: povero cretino! Ora ho imparato. Passo e chiudo per sempre. Mi porto come ricordo imperituro il grido del ragazzo con telecamera che mi urla : “dacci i tuoi soldi! “.

Philippe Daverio si incazza su Rosalio.


lug 23 2010

Aperti per ferie

Una breve comunicazione di servizio e un consiglio ai giovani.

La prima è che, come al solito, questo blog non chiude ad agosto. Ci sarà magari una lieve rarefazione dei post, ma rimarremo in trincea.

Il consiglio è in qualche modo collegato alla comunicazione di cui sopra. L’estate è un momento strategicamente importante per chi vuole entrare col piede giusto nel mondo del lavoro.
Nei giornali – è l’ambiente che conosco io – si entra in estate, quando tutti sono in ferie. Lo spirito di sacrificio risalta con il caldo, il sudore non soltanto lucida i muscoli ma fa luccicare le intelligenze.
Ragazzi, se davvero volete fare un mestiere di cui siete appassionati, spostate le vostre ferie a ottobre.


lug 22 2010

Signor sindaco, pensi a governare

Diego Cammarata, in un’intervista al Giornale di Sicilia, dice che a Palermo c’è una campagna di odio contro di lui o i suoi accoliti orchestrata da “certi blog”.
La sua dichiarazione stimola due riflessioni (ed è già un bel record se si tiene conto che solitamente il suo verbo è un antidoto prezioso contro l’insonnia).

Il ricorso alla scusa dell’odio, come più volte abbiamo scritto, è un escamotage per non darsi la pena di argomentare. Il sentimento che si fa ragione sociale è un totem alla scarsezza della politica: quando non si sa cosa dire, si dice che c’è il male, che il diavolo esiste e che se le cose non vanno bene la colpa è dei cattivi.
L’odio delle lotte di classe, l’odio che arma il simile contro il meno simile è un’altra cosa, appartiene a un’altra (brutta) epoca e ha un’orribile caratteristica: fa solo vittime collaterali. In ogni caso, quindi, se mai esistesse il sentimento sociale di cui blatera Cammarata, lui dovrebbe ritenersi salvo e i più preoccupati dovremmo essere noi.

Il secondo punto su cui vi invito a riflettere è questo: il sindaco di Palermo identifica in “certi blog” (chissà quali…) l’origine di tanto odio. Anche questo è un tema di cui abbiamo discusso nel corso degli anni. C’è nelle comunità internettiane una componente particolarmente aggressiva e anche un po’ vigliacca che usa termini violenti, che non conosce argomentazioni civili e che si crede forte solo in virtù di un presunto anonimato. Ma è un gruppo di minoranza che è quasi sempre bannato dai blog seri. Quindi ha un peso irrilevante nella genuinità delle opinioni che circolano online.
Perché allora Cammarata accusa i blog? Badate bene, credo che sia la prima volta che il sindaco di Palermo ci additi pubblicamente come i veri colpevoli di chissà cosa.
Cammarata sa che ormai non può più contare sull’appoggio della stampa ufficiale, da sempre addomesticata alle esigenze del Palazzo, ed è costretto a rispondere alle crescenti lamentele, alle contestazioni, alle proteste. Una bella fatica. Però, siccome le critiche più puntuali gli arrivano dal web, l’unica arma che gli è rimasta per difendersi è quella della delegittimazione della sola forza di opposizione seria che esiste in questa città: quella dei blog.

Signor sindaco, qui nessuno ha fatto e farà nulla di male. Il dissenso non c’entra col codice penale e ancora meno coi sentimenti. I blog sono una risorsa, non l’inferno.
Vada avanti e governi serenamente con la trasparenza che la caratterizza.
Trasparenza fisica, intendo.


lug 22 2010

La pulce del Post

Sto seguendo da qualche tempo l’interessante esperimento del Post, con la sua gestione agile e moderna delle notizie. Qualcosa mi piace.
C’è però un metodo infallibile per giudicare l’affidabilità di una testata giornalistica: è quello di misurare la rapidità con la quale si correggono i propri errori (specialmente quando si tratta di informazione nel web). Cinque giorni fa ho segnalato, con un commento al Post, che Daniela Hamaui non è alla direzione dell’Espresso da sei anni, come è stato scritto, ma da otto. Ancora, nonostante il commento sia stato pubblicato, il pezzo non è stato corretto.
E’ un dettaglio, si capisce. Però la cronaca si nutre anche di cura per i dettagli: specie se si gestisce un giornale online che fa (correttamente) le pulci a tutti gli altri.


lug 22 2010

Naturalmente

Federica Gagliardi, nota al mondo per essere stata l’estemporanea accompagnatrice dell’arrapato premier italiano al G20, dice che no, lo spettacolo non le interessa. Del resto col curriculum che si ritrova, a cosa potrebbe pensare se non alla politica?