mar 10 2010

Diego nel paese delle meraviglie

Il Giornale di Sicilia, con meritorio spirito d’iniziativa, si è offerto di dar corpo al sindaco invisibile di Palermo. Da ieri si può scrivere a Diego Cammarata, tramite un’e-mail fornita dal quotidiano di via Lincoln, per chiedergli come va, come è andata e come andrà.
La rubrica del giornale più rubrichizzato della Via Lattea (presto ci sarà quella che raggruppa le pagine pari per distinguerle da quelle dispari) s’intitola Parola di sindaco e, visto il personaggio, è una bella scommessa.
Il primo cittadino di Palermo è infatti noto per la sua allergia al contraddittorio, per il suo magico defilarsi in uno sbuffo di cipria, per la sua capacità acrobatica di schivare ogni impegno che comporti impegno, per la sua evanescente coerenza del negare sempre.
Parola di sindaco, nel mio immaginario, equivale a Fedeltà di marinaio, o a Genio di un boy scout (in omaggio al comico Jack Benny), o a Vergine di una Selen, oppure fate voi…
Comunque, torniamo a noi. Anzi a lui.
Nel suo esordio sul Gds (lo potete ammirare qui) Cammarata incorre a secondo rigo in un lapsus freudiano. Così si rivolge al fortunato lettore selezionato dalla direzione del giornale.

Innanzitutto voglio ringraziarLa per il tono della Sua lettera, propositivo e attento.

Perché? Si aspettava forse un tono incazzato? E come mai? Chi può mai avercela con lui, sindaco propositivo e attento?
La spiegazione inconscia la fornisce lo stesso Cammarata nell’excusatio del rigo seguente.

In una città grande come Palermo è possibile che si registrino alcune inefficienze nei servizi pubblici.

Il tono è quello di una celebre intervista in cui si descriveva Palermo come una città felice: pochi aggiustamenti e sarebbe un eden in terra, con tanti Cammaratini bianchi a suonare, cantare e brindare leggeri nel cielo.
Segue la disamina del problema lamentato dal lettore, la pulizia di Villaggio Santa Rosalia, nota emergenza della città. Con tanto di autoassoluzione, pratica di cui il sindaco di Palermo è campione mondiale.

E’ anche grazie alla segnalazioni dei cittadini che spesso veniamo a conoscenza di queste inefficienze che non sempre arrivano subito, e direttamente, a nostra conoscenza.

Finisce come nelle favole Fabbri.

La ringrazio signor (…) di avermi scritto e spero che, anche senza il tramite del Giornale di Sicilia, continuerà a farlo. Per rilevare disservizi e guasti e, quando lo riterrà, per rassicurarci sulla bontà degli interventi eseguiti.

Insomma, sentiamoci caro signore. Mi chiami anche in privato. Io sono il sindaco di tutti, e tutti mi interessano. Sono al suo servizio, per servirla servizievolmente. Qualità e convenienza per tutti, non ci sono paragoni. Si fa credito a pensionati, nullatenenti e protestati. Venghino signori.
Il meraviglioso Diego nel meraviglioso paese delle meravigliose meraviglie.


mar 9 2010

Travagli e Travaglio

Su la7 è in onda una puntata di Otto e mezzo dal titolo nelle intenzioni provocatorio: Travaglio e il giornalismo ad personam.
Trovo che un guaio di questo Paese non sia il giornalismo ad personam, ma quello ad aziendam (perdonate il truce latinismo, però così ci capiamo).
E io non sono un fan sfegatato di Travaglio: mi piace, ma con moderazione e con molte eccezioni.


mar 9 2010

La chat di Renè

Agli appassionati del genere segnalo che Renato Vallanzasca ha un’affollata bachechina su Facebook e che il signore in questione risponde ai fans dal profilo della moglie.


mar 9 2010

Vigili poco vigili

Qui si racconta di piccole illegalità quotidiane e fastidiose accondiscendenze.


mar 9 2010

Tra cassieri stonati e manovratori ubriachi

“La democrazia è a rischio”, avverte Daniele Houdini Capezzone. E in questa frase c’è tutto il senso del potere della classe politica egemone.
Lo scenario, lo sapete, è quello in cui l’esclusione delle liste del Pdl dalla prossima competizione elettorale viene inquadrata dai berlusconiani come un atto odioso e liberticida.
La discussione, per effetto dell’ormai noto straw man argument, si è incanalata sulla possibilità o meno di privare gli elettori di una fondamentale componente partitica. In realtà bastava risparmiare le forze e avere il coraggio di pronunciare una parolina semplice, che in Italia produce più allergia delle graminacee: regola.
Se una lista si presenta in ritardo o incompleta, come qualsiasi altro atto pubblico e/o privato, non c’è motivo di invocare i motivi di sicurezza nazionale o di maledire le toghe rosse: più saggio tirare le orecchie al responsabile che ha fatto tardi o si è dimenticato di allegare un documento.
Ma nell’Italia del terzo millennio il confine tra l’abuso di potere e il ridicolo capriccio del più forte, è quasi invisibile. E l’errore dà spunto per il sopruso, la mancata ammissione di responsabilità innesca una dichiarazione di guerra.
Se questo Paese non avesse gravi problemi di memoria, ci sarebbe da consumare taccuini per segnarsi le dichiarazioni dei papaveri pidiellini di questi giorni. Per poi restituirle con fragore di pernacchie ad ogni coda di ufficio pubblico, in ogni passo dell’iter burocratico che la vita ci impone.
Manca un bollo? Beccati ’sto Schifani, prrr! Il termine è scaduto? Prenditi ’sta Polverini, prrr!
Il precedente di un provvedimento legislativo coniato ad hoc per rimediare alle cazzate (private?) di quattro politicanti improvvisati – braccia tolte al mercato degli after hour – poteva essere la goccia che mancava per far traboccare il vaso del ridicolo. Invece, grazie anche a un Capo dello Stato di cui non si può dire nulla solo perché il sonno degli anziani è sacro, è purtroppo argomento da agenda politica. Poteva essere una indimenticabile baggianata. Invece la si è resa una cosa seria.
Non siamo in dittatura, i dittatori prendono sul serio il popolo: altrimenti non ordinerebbero epurazioni e fucilazioni.
Siamo al luna park, tra cassieri stonati e manovratori ubriachi che degli avventori se ne fottono.


mar 8 2010

Allegra compagnia

Intorno ad un tavolo oltre al presidente del Consiglio, i ministri Maroni, Calderoli, Meloni e La Russa. La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta».

Questa mi era sfuggita. Dal Messaggero, via Manteblog.


mar 8 2010

Vendesi rene

La cronaca è stracolma di appelli di persone disperate che annunciano di voler vendere un rene per salvare qualcuno o se stessi da qualcun altro o da qualcosa.
E’ vero, “la miseria offre, la società accetta”. Ma quello era Victor Hugo e lo scenario attuale, nonostante tutto, poco ha a che vedere con I miserabili.
La realtà è quindi un’altra, dimenticata o, peggio, ignorata: vendere organi in Italia e nell’Unione europea (grazie alla Convenzione di Oviedo) è vietato. E – va detto – è molto difficile aggirare le leggi perché un rene non è una stecca di sigarette e una sala operatoria non è un container.
Farsi amplificatori di simili annunci ha un doppio effetto collaterale.
Primo, il diluire una notizia drammatica (ad esempio, un imprenditore sul lastrico) con un elemento di suggestione (il rene in vendita) disorienta il lettore se non gli si dice espressamente che la compravendita di organi oltre che essere vietata ha per fortuna scarsissime possibilità di andare a buon fine.
Secondo, si dà modo anche al più distratto dei governanti di pizzicare le corde del sentimento dell’elettorato, che alla fine si ricorderà dell’intervento ad hoc, magari un po’ ruffiano, distraendosi dalla sorte di tutti gli altri poveracci che non hanno minacciato inutilmente di strapparsi un organo per avere attenzione.
Ecco. Mi piacerebbe che i giornalisti, veri o presunti, importanti o sconosciuti, liberi o schiavi, felici o depressi, si interrogassero su questo tema. Senza le solite noiose polemiche nei confronti di ancor più noiose persone tipo il sottoscritto.


mar 6 2010

Danno zero

Non potendo addomesticare un programma, hanno messo in onda un film con attori addomesticati.


mar 6 2010

Custodi dell’ignoranza

Qui c’è qualcuno che ha le carte in regola per fare carriera politica.


mar 5 2010

Il cellulare cagionevole

Uno dei vantaggi di internet sta nella facilità con la quale ci si scambia informazioni, esperienze. Quindi diamoci dentro. Ad esempio io voglio approfittare di queste righe per dirvi che se credete che la Nokia faccia solo bei telefonini, sciccosi e ipertecnologici vi sbagliate. Fa anche l’E52, bello, sciccoso, ipertecnologico e… cagionevole di salute. Me ne è stato regalato uno a natale ed è già al secondo ricovero. Spero che non si tratti di un male incurabile.


mar 5 2010

Un giallo coi baffi

Maurizio Costanzo è il nuovo direttore della collana “Il giallo Mondadori”.


mar 4 2010

Canterini for Polverini

Via ff


mar 4 2010

Quasi nomi e cognomi

Sul caso Clelia Coppone il Cdr del Giornale di Sicilia contrattacca. E per poco non fa nomi e cognomi.

P.S.
Vorrei dire la mia su tutta questa storia. Prima però dovrei far approvare un Lodo Palazzotto.


mar 4 2010

Tutta una vita davanti

Anni di Omar Favaro quando è diventato un assassino: 17.

Anno in cui è diventato un assassino: 2001

Persone uccise da Omar: 2 (una donna e un bambino)

Coltellate inferte da Omar e dalla sua complice Erika De Nardo: 97

Anni di carcere che Omar avrebbe dovuto scontare: 14

Anno della scarcerazione: 2010 (ieri, 3 marzo)

Anni di Omar adesso: 26


mar 4 2010

Abusivi, ma all’asciutto

Ecco a cosa serve questa pensilina dell’Amat: a dare riparo ai manifesti abusivi.

Grazie a Giuseppe Giglio.