A Palermo il centrosinistra ha fatto un casino e le primarie sono saltate. E’ poco elegante dire che nel mio piccolo l’avevo previsto, lo so. Però siccome qui non stiamo a pettinare le bambole e sono parecchio arrabbiato per come è finita la vicenda, me ne frego e linko questo post che già quasi due mesi fa annunciava il disastro politico.
C’è una corsa forsennata a prendere posizioni sul web, soprattutto sui social media. Tutti ad aprire account, a rimodellare siti. Solo in pochi, illuminati, si preoccupano anche dei contenuti, cioè di quello che bisogna infilare dentro questi meravigliosi pacchetti virtuali, confezionati con carta pregiata.
Vige in questo momento una logica attendista che in realtà nulla ha a che fare con la prudenza. Si dice: occupiamo uno spazio, mettiamo su una bella vetrina, tanto qualcosa accadrà tra pochissimo. Però aspettiamo che accada.
L’atteggiamento è sbagliato per tre motivi.
Primo. Il web non è un’altra realtà ma un’appendice della realtà. Un commerciante serio non aprirebbe mai un negozio senza nulla dentro solo per prendere possesso di un locale che non è prezioso né esclusivo.
Secondo. I contenuti sono essi stessi un prodotto, per di più altamente specialistico. Hanno un costo, ma consentono ricavi. Farne a meno non è una scelta, è una stupidaggine.
Terzo. Occupare asetticamente uno spazio web potrebbe urtare la suscettibilità del visitatore che fuggirebbe dal sito e difficilmente tornerebbe sui suoi passi.
Conclusione. Meglio non fare nulla se non si è certi di cosa si vuol fare.
La fotogallery sulla pubblicità e il sesso pubblicata sul sito del Corriere della Sera è volgare, via Twitter Alessia Glaviano si lamenta col direttore Ferruccio De Bortoli e lui annuncia la rimozione delle foto.
Tutto in modo semplice, lineare.
Bello.
Ecco il lato utile di Twitter.
Una tale Ivana Mrazova sarà strapagata per affiancare, da sola, Gianni Morandi al Festival di Sanremo dopo che una tale Tamara Ecclestone si era offesa per non essere trattata da perfetta sconosciuta qual è. Solo che ci deve essere stato un difetto di comunicazione tra il manager della starlette e i lungimiranti funzionari della Rai perché la signora o signorina Mrazova, non sapendo cos’è il Festival della canzone italiana, ha immediatamente dichiarato ai poveri cronisti incaricati di spremere acqua dalle pietre che lei la canzone italiana proprio la detesta.
Il bello è che anche questo minimo episodio ci dà conferma che viviamo in un Paese in cui nessuno si scandalizza più di nulla, un Paese emancipato anche nelle minchiate. Il brutto è che la signora o signorina Mrazova condurrà davvero il festival di qualcosa che odia apertamente.
P.S. Spunto per i poveri cronisti che devono spremere acqua dalle pietre: chissà che ne pensa Tamara Ecclestone…
Gaetano Riccobono, una delle voci più interessanti del panorama jazzistico nazionale, ha pubblicato un bel cd che piacerà anche ai non jazzofili. S’intitola “Fino a domani”, come la canzone che, per concessione dell’autore, potete ascoltare cliccando qui sotto.
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Tutti addosso a questo Martone che, in modo pessimo, ha espresso un concetto da scoperta dell’acqua calda: meglio laurearsi in tempo che laurearsi tardi.
C’è qualcuno che può affermare il contrario?
La verità è che su internet, e soprattutto sui social network, si generano pericolose onde anomale a partire da una goccia. Tutti a ruggire contro l’infelice frase del viceministro, tutti ad autoaccusarsi di essere sfigati per necessità. Chissà – ma questo la rete non lo svela – quanti studenti fuoricorso avranno trovato un alibi pubblico e plausibile grazie all’incauto Martone, quando in realtà non studiano perchè se lo possono permettere, perché sono di famiglia agiata, perché sono nullafacenti nel dna.
A tutti gli altri invece il viceministro al Lavoro non deve delle scuse, ma delle spiegazioni precise, dei programmi dettagliati. Nel senso che dovrà sbracciarsi per spiegare cosa intende fare per far sì che questi ragazzi non si debbano spaccare la schiena per pagarsi gli studi (per questo si laureano dopo, perché nel frattempo continuano a lavorare) e soprattutto come far sì che il tempo trascorso sui libri non sia sprecato.
Insomma, una cosa sono gli sfigati, un’altra gli sfortunati.
Il resto sono chiacchiere.
C’è un bellissimo libro di Walter Bonatti che racconta il romanzo di una vita. Quella di Bonatti, appunto, re dell’alpinismo classico. Il libro si intitola “Montagne di una vita” e va letto con calma perché certe emozioni è meglio diluirle per assaporarle meglio.
Quasi come in un diario, Bonatti ricostruisce le sue principali scalate, dalla missione tragica del K2 alle ascensioni in solitaria sul Monte Bianco.
Mi sono dilettato per una quindicina d’anni con l’arrampicata sportiva quindi è possibile che il mio giudizio sul libro sia condizionato dalla passione per uno sport che mi ha cambiato (in meglio). Però, al netto delle ambizioni letterarie dell’autore, questa è una lettura che consiglio agli amanti dell’avventura.
Bonatti era un uomo straordinario, un fuoriclasse dell’alpinismo. Il suo coraggio è degno di essere celebrato.
Dal primo febbraio il Foglio di Giuliano Ferrara non sarà più in edicola in Sicilia e Sardegna. Un brutto effetto della crisi dell’editoria, ma anche uno stimolo ad affidarsi al web: il giornale sarà infatti disponibile via internet.
Pare che tra Emilio Fede e Mediaset siano quasi sciolti i nodi del divorzio. Il giornalista sarebbe pronto a lasciare la direzione del Tg4 per una buonuscita di circa otto milioni di euro. Ancora non c’è la firma dell’accordo, ma Fede ha fede.
A Palermo alcuni studenti hanno bruciato il tricolore perché “simbolo di uno Stato che sta riducendo in miseria la popolazione” e bla bla bla. E’ evidente il marasma intellettivo di questi poveri ragazzi che confondono uno Stato con un governo e che non hanno idea di cosa sia una patria. Quando ci si diletta coi simboli bisogna stare molto attenti. In ogni simbolo c’è un significato universale, prorompente, e un link che riconduce a noi, alla nostra memoria. Ignorarli equivale ad azzerarli. Passi per la memoria individuale (ognuno è libero di ricordare e celebrare quello che vuole), ma il significato universale è anche mio quindi, cari ragazzi, giù le mani dal tricolore. Andate a studiare e cercate di crescere prima ancora di invecchiare.
Oggi Stefania Petyx ha scritto una cosa su Twitter che mi ha fatto molto piacere. Perché se una che hafattocosecosì ti fa un complimento professionale, forse non sei del tutto inutile.